Matteo Buzzi
No all'abolizione del valore locativo: una soluzione peggiore del problema
Redazione
08.09.2025 21:57

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Il valore locativo è un reddito fittizio usato solo fiscalmente e
per questo molti proprietari lo ritengono correttamente ingiusto. È quindi
legittimo auspicarne una sua abolizione. Il problema sta però sempre nella
soluzione adottata. Una soluzione è inserita nel decreto concernente l'imposta
immobiliare sulle residenze secondarie in votazione il 28 settembre. Una cosa è
infatti una abolizione del valore locativo con un impatto neutrale per la
collettività, un’altra è una abolizione che crea a cascata tutta una serie di
altri gravi problemi. L’abolizione del valore locativo comporterebbe
innanzitutto una perdita per la Confederazione di 1,6 miliardi
all’anno. Questo regalo fiscale aggraverà i tagli di bilancio già
previsti dalla Confederazione nel suo pacchetto di misure di risparmio. Tagli
per miliardi di franchi che interesseranno in particolare la ristrutturazione
degli edifici, i trasporti pubblici, gli asili nido e la riduzione dei premi di
cassa malati e in generale linearmente tutti i settori tranne l’esercito.
Conseguenze per cantone e comuni
Alle
perdite fiscali a livello federale si aggiungo le perdite per i comuni e i
cantoni (55 milioni per il Cantone Ticino e 44 milioni per i comuni
ticinesi) che porteranno inevitabilmente ad ulteriori tagli o al rialzo delle
imposte cantonali e/o comunali. L’abolizione del valore locativo comporta anche
l’abolizione delle detrazioni fiscali per le misure di risparmio energetico. I
proprietari avranno quindi ancora meno motivi per ristrutturare le loro
abitazioni. Molte persone non potrebbero più permettersi il
risanamento del proprio immobile e lo stato del parco immobiliare peggiorerebbe
progressivamente. Se venissero meno gli incentivi fiscali per la
ristrutturazione degli edifici e l'utilizzo delle energie rinnovabili, il
settore dell’edilizia rischierebbe un crollo significativo delle commesse. La
sopravvivenza di molte imprese locali sarebbe quindi compromessa e si
perderebbero importanti posti di lavoro.
Irresponsabile indebolire la transizione energetica
Il risanamento energetico degli
edifici è una misura efficace per la riduzione delle emissioni di CO2 nel
settore degli edifici. Le deduzioni fiscali per gli investimenti nelle pompe di
calore, negli impianti solari o nell'insolazione termica favoriscono questi
interventi. Se questi vengono soppressi o ridotti, il ciclo di risanamento rallenta
e le emissioni di CO2 rimangono elevate, compromettendo il raggiungimento degli
obiettivi climatici. Di
fronte all’urgenza climatica, è irresponsabile indebolire la transizione
energetica.
Anche gli interessi ipotecari e le spese di manutenzione non saranno più
deducibili fiscalmente, il che andrà a colpire soprattutto i proprietari di
immobili della classe media.
Votiamo quindi un chiaro NO alle urne il 28 settembre perché la presunta
soluzione è nettamente peggiore del problema che si voleva risolvere.
Matteo
Buzzi, deputato in Gran Consiglio Verdi, Locarno

