Niki Paltenghi
No alla mercificazione dei castelli, no al credito per il «progetto Fortezza»
Red. Online
25.09.2026 17:44

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A giudicare dalle accuse di
essere «contro lo sviluppo culturale di Bellinzona», sembra che l’unica
valorizzazione possibile per i castelli sia relativa a questo progetto. Non è
così. Anzi, l’opposizione a questo «balzo in avanti» nasce proprio dalla necessità
di considerare anche le diverse e legittime sensibilità di chi vive di persona
questo patrimonio, non solo dei portatori d’interesse (i tanto citati
«stakeholders»).
Dispiace dunque che dallo studio diretto da
Patrick Cotting (titolare di una società di consulenza) non sia emersa in
modo chiaro la volontà di includere maggiormente questa fascia di popolazione
che riceverebbe e pagherebbe una proposta già confezionata. Non si stupiscano
dunque i favorevoli se queste persone hanno fatto del referendum l’unico
strumento per esprimersi sul futuro dei castelli.
In primis, proporre una gestione da parte
di una fondazione di diritto privato lascia dei dubbi importanti. Malgrado i promotori
sostengano che nel Consiglio di fondazione siederebbero rappresentanti
dell’ente pubblico, il consesso avrebbe comunque la facoltà di cooptare
ulteriori membri che non dovrebbero rispondere alla popolazione e alle sue
istituzioni, sottraendo questo «patrimonio dell’umanità»
alla partecipazione pubblica. Questo significa un passo poco trasparente
verso una prima forma di parziale privatizzazione. Alla fondazione infatti
spetterà decidere tutto: i prezzi, le eventuali deroghe (che le scolaresche
bellinzonesi possano accedervi gratis non c’è infatti certezza) fino alla
politica turistica: una cambiale in bianco privata del controllo popolare e
democratico!
Dalla proposta risulta opaco, inoltre,
anche il prezzo dei biglietti a pagamento che si vorrebbero introdurre già a
partire dalla corte interna, oggi gratuita. Quale «vicinanza con la
popolazione» si intende stimolare, specialmente nei confronti delle persone non
residenti come, per esempio, chi abita ad Arbedo e vede i castelli da casa
propria ma, per accedervi, dovrebbe comprare un ticket (a partire dal cuore
del sedime)?
Non si può strumentalizzare la qualifica di
«patrimonio dell’UNESCO», intesa dai favorevoli più come «label» di mercato
turistico che come eredità culturale pubblica. Fra i portatori d’interesse non
ci sono solamente commercianti o rappresentanti del turismo ma anche persone
che, stanche di vedere aumentare continuamente il costo dei beni e dei servizi,
vedrebbero cadere anche i castelli nella stessa logica performativa, anzitutto
volta al consumo. Uno slancio di carattere feudale, che promuove la
mercificazione di un bene pubblico ma la presenta come «sostegno alla cultura».
Mi chiedo infatti: perché a Lugano il
PS interroga il Municipio citando la Carta della Gerra (nell’ambito del
concorso per il Lido San Domenico) mentre a Bellinzona, dove esprime il
Sindaco, promuove un’idea di sviluppo praticamente opposta, che limita lo
spazio pubblico oggi gratuito, che predilige il consumo alla produzione
culturale, e che favorisce una forma di «governance» che indebolisce la
rappresentatività della popolazione anziché rafforzarla?
Credo, indipendentemente da ciò, che la
prospettiva culturale di Bellinzona debba essere capace di superare lo slancio
commerciale sul patrimonio pubblico, se non contrastarlo. Questo concetto
risiede anche nella concezione dello stesso restauro di Castel Grande, che non
a caso attribuisce centralità al parco urbano, un contenuto che non celebra il
patrimonio ma lo reinterpreta per conferirgli nuova e sensata vita nella
società contemporanea. Per citare un altro esempio di diversa valorizzazione
del patrimonio storico, la Scuola Elementare di Monte Carasso – inserita nel
convento quattrocentesco proprio in occasione del suo restauro – non
ospita nessun museo celebrativo sulle monache agostiniane, non vi è nessun
biglietto per poter accedere a un sedime in principio pubblico, eppure
conferisce rinnovata e quotidiana vita al complesso, così come un
sostegno sistematico e radicale – tramite la scuola pubblica – allo
sviluppo culturale della regione.
Se da un lato questa non è la sede per speculare
su cosa sarebbe stato opportuno concepire, dall’altro ritengo che in questo
messaggio municipale non vi siano sufficienti garanzie (per la popolazione) per
sostenere questo credito di circa 19 milioni.
Invito dunque a votare No
a questa proposta limitata nella concezione e lacunosa nella sostanza.
Niki Paltenghi, membro del Partito Comunista.

