Partito comunista
No alla legge Covid-19, troppo emergenziale e sbilanciata
Redazione
21.05.2023 12:51

Foto: ©Chiara Zocchetti
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità
Il prossimo 18 giugno 2023 saremo chiamati a esprimerci
sulla modifica della legge COVID-19 del 16 dicembre 2022, che chiede di
prorogare sino a fine giugno 2024 una serie di misure previste dalla base
legale attualmente in vigore. Tra di esse figura la possibilità di rendere
disponibili nuovi medicamenti che prevengono un decorso della malattia anche se
non ancora omologati in Svizzera, di continuare a rilasciare un certificato
COVID-19 e di obbligare i datori di lavoro a proteggere le persone più a rischio,
ad esempio consentendo loro di lavorare da casa. Qualora la proroga dovesse
essere respinta dal popolo, le disposizioni previste andranno a decadere a metà
dicembre 2023.
Posto che la Confederazione ha già dichiarato la fine della pandemia (così come
ormai anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS) e revocato tutte le
restrizioni, la proroga di alcuni provvedimenti in vista di un ipotetico
deterioramento del quadro sanitario rischia di implicare un trasferimento di
poteri al Consiglio federale oltremodo ampio, prematuro ed evitabile. In questo
contesto, il Partito Comunista non nasconde una crescente preoccupazione
rispetto al pericolo di improntare il nostro ordinamento a logiche
emergenziali, che tendono a rimettere in discussione il primato del Parlamento
e le procedure istituzionali ordinarie. Considerato che in questo caso una
delega parlamentare più stretta avrebbe potuto peraltro meglio inquadrare a
priori l’attività governativa, vi è perciò il timore di fondo che il protrarsi
di situazioni di squilibrio istituzionale venga ad oggi accolto in maniera
eccessivamente acritica e non risulti sempre del tutto giustificato.
Del resto, per quanto alcune misure possano risultare condivisibili (e nel caso
potranno comunque essere ancora emanate al momento opportuno), ve ne sono altre
la cui controversia avrebbe dovuto imporre una maggiore attenzione quanto alla
delega accordata al Governo: ciò è in particolare il caso del Certificato
COVID, una cui diretta introduzione non è stata di principio esclusa e sulla
cui estensione avevamo già espresso delle criticità nel 2021, soprattutto
qualora fosse andato a intaccare diritti fondamentali come l’istruzione e
determinate garanzie di tutela sul posto di lavoro.
Detto ciò, sorgono anche degli interrogativi sul motivo per cui diversi
provvedimenti più interessanti non sono stati prorogati, come quelli relativi
al sostegno economico, ai casi di rigore, alle indennità per perdita di
guadagno, alle indennità per lavoro ridotto e all’assunzione dei costi dei test
da parte della Confederazione; un’esclusione, questa, che in presenza di un
certificato COVID e data la recente giurisprudenza del Tribunale federale
potrebbe essere problematica anche dal profilo legale.
Sulla scorta delle motivazioni esposte, consapevole che in caso di necessità
una proroga di alcune disposizioni potrebbe garantire una maggiore legittimità
all’operato del Consiglio federale ma anche dell’ampiezza e dell’inattualità
della delega proposta, il Partito Comunista intende pertanto lanciare un chiaro
segnale politico e invita la popolazione a votare NO alla modifica della
legge COVID-19.
Partito Comunista

