Partito Comunista
No al servizio civico: una truffa a favore del riarmo, dell’UE e della NATO!
Redazione
05.11.2025 08:05

Foto: ©Chiara Zocchetti
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L’iniziativa popolare “per un servizio civico” intende affrontare la crisi del
sistema di milizia svizzero generalizzando l’obbligo di leva. Si tratta di una
proposta che viene presentata con toni ed argomenti seducenti, quali la parità
fra i sessi, la coesione nazionale e la promozione dell’impegno civile, ma che
in realtà nasconde numerose insidie.
L’iniziativa prevede di introdurre nella Costituzione federale il principio del
“servizio civico”, in base al quale tutte le "persone di cittadinanza
svizzera prestano un servizio a beneficio della collettività e
dell’ambiente". Nel capoverso seguente, si precisa che esso “viene svolto
sotto forma di servizio militare o di un altro servizio di milizia
equivalente riconosciuto dalla legge”, come il servizio civile (SC) o la
Protezione Civile (PCi), dando tuttavia priorità alle esigenze dell’esercito.
In sintesi, l’iniziativa prevede quindi l’estensione dell’obbligo di leva a
tutta la popolazione elvetica, donne e stranieri (!) compresi, garantendo in
tal modo gli effettivi di un esercito già sovradimensionato.
L’ex-capo dell’esercito svizzero, l’atlantista Philippe Rebord, ha ammesso che
con l’accettazione dell’iniziativa “si passerebbe da 35’000 a 70’000 potenziali
coscritti. L’esercito avrebbe dunque più scelta”. In pratica questa iniziativa
usa delle belle parole altruiste ma in realtà mira a favorire la scellerata
corsa al riarmo e ambisce a militarizzare ulteriormente la società svizzera,
esattamente come pretendono l’UE e la NATO (ma questo i promotori ovviamente si
guardano bene dal dirlo).
Questa iniziativa alimenterà inoltre il dumping salariale: gli astretti al
“servizio civico” non reclutati nell’esercito, infatti, verrebbero impiegati in
ambiti di pubblica utilità andando così a creare enormi ulteriori pressioni nel
mercato del lavoro. La carenza di personale in settori come quello
sociosanitario o educativo verrebbe compensato da migliaia di giovani poco
formati e sottopagati, giustificando così un minore investimento pubblico in
queste strutture ed alimentando il dumping salariale a danno dei lavoratori:
ecco perché il think tank neoliberista “AvenirSuisse” sostiene l’iniziativa, ed
ecco perché il Partito Comunista invece la respinge con forza!

