Lorenzo Quadri
No ad una Svizzera da 10 milioni: il caos l’abbiamo oggi
Redazione
24.05.2026 08:02

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Il prossimo 14 giugno i cittadini saranno chiamati
a votare sull’iniziativa popolare «No ad una Svizzera da 10 milioni». Un testo
che, già dal titolo, ha il merito di porre finalmente una domanda fondamentale:
fino a quando il nostro Paese può continuare a crescere senza limiti?
L’iniziativa chiede che la popolazione residente in
Svizzera non superi quota 10 milioni entro il 2050. Non si tratta dunque di
«chiudere le frontiere» o di azzerare l’immigrazione, come sostengono i
professionisti della propaganda catastrofista. Significa semplicemente tornare
a governare i flussi migratori invece di subirli passivamente. In concreto l’iniziativa,
se approvata dalle urne, permetterebbe ancora un’immigrazione netta (arrivi
meno partenze) di circa 40mila persone all’anno.
Vale la pena ricordare che, prima della votazione
sugli accordi bilaterali, il Consiglio federale promise che, con la libera
circolazione delle persone, sarebbero immigrate in Svizzera 8-10mila persone
all’anno. Oggi ne arrivano dieci volte di più. E naturalmente gli stessi
ambienti che allora minimizzavano, oggi pretendono di spiegarci che tutto va per
il meglio.
Eppure la realtà quotidiana racconta ben altro.
Negli ultimi vent’anni la popolazione della Svizzera è aumentata di 2 milioni,
pari a un incremento del 27%. Una crescita senza paragoni in Europa. Persino la
Germania (che non è una nazione a «zero immigrazione») cresce sedici volte meno
del nostro Paese.
Le conseguenze di questa
situazione insostenibile si manifestano in praticamente tutti gli ambiti della
vita quotidiana: criminalità straniera dilagante, mercato del lavoro allo
sbando, spesa sociale fuori controllo, cementificazione, infrastrutture insufficienti,
strade sempre intasate, treni stracolmi, consumo eccessivo di risorse e di
energia, perdita d’identità, islamizzazione,… la lista potrebbe continuare a
lungo.
Anche l’argomento della presunta carenza di
manodopera è farlocco. Se, con due milioni di abitanti in più in vent’anni, continuiamo
a sentire lamentele sulla «penuria di personale», vuol dire che il problema non
si risolve importando continuamente nuova popolazione. Anzi. Ed infatti solo il
10% degli immigrati lavora in settori dove manca manodopera locale.
L’immigrazione incontrollata non risolve il problema: lo alimenta.
Gli avversari dell’iniziativa, nella loro
propaganda, parlano di «iniziativa del caos». Ma il caos è quello che viviamo
oggi. Il 14 giugno voteremo dunque su una questione semplice: continuare sulla
strada attuale, oppure rimettere finalmente un limite all’immigrazione
incontrollata.
La Svizzera non può ospitare un numero infinito di
persone. Continuare ad ignorarlo è irresponsabile.
Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi

