Lorenzo Quadri
No ad aggravi fiscali occulti
Redazione
01.09.2024 08:18

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Si chiama “progressione
a freddo”, il che farebbe pensare ad un sistema di conservazione degli
alimenti. Ed invece si tratta di un aggravio fiscale occulto. Senza la
correzione della progressione a freddo, infatti, a causa dell’inflazione e del
conseguente riconoscimento del carovita (aumento di stipendio), il contribuente
rischia di venire spinto nell’aliquota fiscale superiore. E quindi si
troverebbe a pagare percentualmente più tasse, a parità di potere d’acquisto.
Il riconoscimento
del carovita serve infatti a conservare il potere d’acquisto; se però la
conseguenza è un aggravio fiscale, è ovvio che il potere d’acquisto viene
intaccato.
Ora, il sistema
attuale esiste da oltre trent’anni; venne votato dal popolo nel 1990 con
robusta maggioranza. Al di là dei tecnicismi, il meccanismo in vigore è
semplice e trasparente. Non dà problemi di sorta. Un tentativo del Consiglio di
Stato di cambiare le carte in tavola venne già respinto dal parlamento nel 2009.
Eppure, nel bel
mezzo dell’estate, il CdS ha partorito un Messaggio in cui, camuffato tra varie
altre questioni, si trova il tentativo di modificare, ossia di sabotare, ciò
che funziona bene da tre decenni. Al meccanismo di cui sopra si vogliono
aggiungere fumogene variabili, che “naturalmente” verrebbero gestite dall’amministrazione
cantonale, in totale opacità. Per giustificare l’operazione non richiesta, si
evocano farlocchi principi di equità.
Ma, quando lo
Stato tenta di mettere mano ad un sistema che funziona (nient’altro da fare,
con tutte le cose che invece non funzionano?), dietro c’è sempre la fregatura ai
danni del cittadino.
Nel caso concreto,
poi, gli “indizi ambientali” si sprecano: 1) Il tentativo viene fatto in piena
estate, chiaramente nella speranza che nessuno se ne accorga causa vacanze; 2) a
difendere la modifica è stato mandato avanti il funzionariato. Palese segnale
che, politicamente, la proposta è una ciofeca.
Infatti il
ragionamento su cui si basa non sta in piedi. Si dice infatti che, poiché non
sempre il salario viene adeguato all’inflazione, in caso di mancato adeguamento
la correzione non è giustificata e si trasforma in uno sgravio fiscale occulto.
Bubbole. Se il salario non viene adeguato all’inflazione, vuol dire che il
potere d’acquisto del cittadino diminuisce; a maggior ragione, dunque, è
necessaria una compensazione fiscale.
L’intenzione del
CdS è chiara: si tratta di aumentare le entrate. Il PS si è infatti affrettato
a schierarsi a favore della modifica, poiché “serve a dare più risorse allo
Stato”. Peccato che questo significhi toglierle ai cittadini. Ecco come la sinistra difende il reddito dei
lavoratori!
Non è certo con
simili mezzucci che si potranno risanare i conti pubblici. Il Cantone non ha un
problema di entrate. Il problema è l’impennata della spesa. A causa della
maggioranza di centrosinistra, lo Stato continua a gonfiarsi come una rana con
sempre nuovi compiti e personale. Nei giorni scorsi, l’Istituto di politica
economica dell’Università di Lucerna ha certificato che la crescita
dell’amministrazione pubblica ticinese è da primato nazionale. Occorre
intervenire subito per correggere questo andazzo deleterio.
Lorenzo Quadri
Consigliere
nazionale
Lega dei Ticinesi

