Lorenzo Onderka
Neutralità, sovranità e sicurezza: tre principi, una sola responsabilità
Redazione
16.10.2026 17:54

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Il 27 settembre il popolo svizzero ha respinto
l'iniziativa che voleva introdurre una concezione più rigida della neutralità.
Ma cosa significa realmente questo risultato? Abbiamo semplicemente difeso una
tradizione oppure riconosciuto la necessità di conservare la nostra libertà
d'azione?
Nel dibattito sono emerse alcune
contraddizioni. Come possiamo voler limitare fortemente la cooperazione
militare internazionale e contemporaneamente acquistare velivoli come gli F-35,
che richiedono una stretta collaborazione tecnologica e logistica con altri
Paesi? Non dovremmo distinguere tra neutralità e isolamento?
La sicurezza della Svizzera richiede
certamente un esercito credibile. Ma basta rafforzare le capacità militari? Non
dovremmo investire altrettanta attenzione nella diplomazia, nella prevenzione
dei conflitti e nella cooperazione internazionale?
La neutralità dovrebbe permetterci di restare
fuori dalle guerre, ma anche di parlare con chiarezza a tutte le parti
coinvolte. Possiamo riconoscere le sofferenze subite da un popolo e
contemporaneamente condannare le violazioni commesse da chi lo governa o
pretende di rappresentarlo.
Pensiamo al Medio Oriente. Condannare gli
attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre 2023 significa forse giustificare
ogni successiva operazione militare israeliana? E denunciare le sofferenze dei
palestinesi significa negare agli israeliani il diritto alla sicurezza? Non
dovremmo invece applicare gli stessi principi a tutti, chiedendo il rispetto
del diritto umanitario, l'accesso agli aiuti e la cessazione delle violenze
contro i civili?
E quando le parole non bastano? La Svizzera
deve poter decidere autonomamente quali misure adottare, senza seguire
automaticamente le scelte dell'Unione europea o di altre potenze, nel rispetto
dei propri obblighi internazionali.
Ma chi dovrebbero colpire le sanzioni? È
giusto penalizzare intere popolazioni per decisioni prese da governi che molti
cittadini non sostengono? Perché dovrebbero pagarne le conseguenze famiglie e
bambini? Personalmente ritengo che si debbano privilegiare misure mirate:
congelamento dei beni, restrizioni finanziarie e divieti di viaggio contro
persone e organizzazioni responsabili di gravi violazioni, sulla base di
elementi verificabili e garanzie giuridiche. Colpire i responsabili, non i
popoli.
E perché aspettare che scoppi una guerra? Se
minacce e violazioni degli accordi sono già evidenti, non sarebbe più
costruttivo intervenire prima? Comprendere le cause di un conflitto non
significa giustificare un'aggressione, ma cercare di prevenirla.
La Svizzera dispone di una tradizione
diplomatica riconosciuta. Non dovrebbe valorizzarla maggiormente, anche
attraverso le Nazioni Unite e l'OSCE, per favorire il dialogo e difendere il
diritto internazionale?
Personalmente, ho respinto l'iniziativa non
perché desideri indebolire la neutralità, ma perché non voglio che diventi
sinonimo di isolamento. Vorrei una Svizzera capace di dialogare con tutti,
senza rinunciare ai propri principi. E proprio per questo mi aspetto dal
Consiglio federale maggiore coraggio e determinazione (ne è mancato un po’,
vero?): parlare chiaro, prendere decisioni autonome e, quando necessario,
adottare misure concrete contro chi viola il diritto internazionale e i diritti
fondamentali dell'essere umano. Non contro interi popoli, ma contro chi porta
la responsabilità di quelle violazioni, chiunque sia.
Perché la neutralità non dovrebbe essere un
motivo per restare in silenzio, ma una ragione in più per far sentire la nostra
voce.
Lorenzo Onderka - Sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro

