Lorenzo Onderka
Neutralità: proteggerla o irrigidirla?
Redazione
11.09.2026 21:30

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Il prossimo 27
settembre voteremo sull’iniziativa «Salvaguardia della neutralità svizzera». Un
tema che merita di andare oltre gli schieramenti politici: la neutralità non
appartiene né alla destra né alla sinistra. È parte della nostra storia e ha
contribuito alla sicurezza e all’indipendenza del Paese.
Le
preoccupazioni dei promotori meritano rispetto. In un mondo nel quale aumentano
le tensioni geopolitiche e la Svizzera collabora sempre più con altri Paesi
anche in materia di sicurezza, è legittimo chiedersi dove finisca la
cooperazione e dove possa iniziare un progressivo abbandono della neutralità.
Anche una
neutralità interpretata con troppa elasticità rischia di perdere credibilità.
Questa preoccupazione non va liquidata. Ma la soluzione deve necessariamente
essere quella di limitare la nostra futura libertà di decisione?
Prendiamo la
difesa. La Svizzera ha deciso di acquistare gli F-35 statunitensi, scelta
sostenuta anche dall’UDC. Questo non significa che Washington possa
semplicemente “spegnere” i nostri aerei. Ma sistemi così complessi comportano
inevitabilmente interdipendenze per tecnologia, ricambi, software,
aggiornamenti e logistica. Non è una critica all’F-35. È la realtà della difesa
moderna. Tecnologia, addestramento, scambio di conoscenze e interoperabilità
hanno assunto un’importanza che difficilmente un Paese delle dimensioni della
Svizzera può ignorare.
Nasce allora
una domanda: che senso ha investire miliardi in tecnologie difensive sempre più
avanzate se, contemporaneamente, vogliamo limitare costituzionalmente la
possibilità di collaborare con alleanze militari o difensive? E soprattutto,
alleanza e cooperazione sono la stessa cosa? Aderire alla NATO significherebbe
assumere impegni politici e militari. Addestrarsi con altri eserciti, scambiare
esperienze e prepararci a collaborare qualora la nostra sicurezza fosse
minacciata è necessariamente incompatibile con la neutralità?
Dove termina la
neutralità e dove comincia l’isolamento?
Un dubbio
simile riguarda le sanzioni. L’iniziativa impedirebbe alla Svizzera di adottare
sanzioni contro Stati belligeranti, fatta eccezione per quelle decise dall’ONU
e per le misure volte a impedirne l’elusione.
Comprendo il
principio: essere neutrali e sovrani significa anche non sentirsi obbligati a
riprendere automaticamente le sanzioni decise da altri Paesi. Ma la sovranità
dovrebbe valere in entrambe le direzioni. Dovremmo poter decidere di non
seguire gli altri, ma anche conservare la libertà di agire quando riteniamo che
uno Stato belligerante abbia gravemente violato il diritto internazionale.
Il Consiglio di
sicurezza dell’ONU comprende cinque membri permanenti – Stati Uniti, Russia,
Cina, Francia e Regno Unito – dotati del diritto di veto. Quando gli interessi
delle grandi potenze si scontrano, una decisione può quindi essere bloccata. Per
evitare che la Svizzera segua decisioni prese altrove, rischiamo così di
condizionare la nostra libertà d’azione proprio alle decisioni – o ai veti –
delle grandi potenze. Non è un po’ incoerente?
È questo il
punto che mi porta a non condividere l’iniziativa. Non perché consideri
superata la neutralità. Al contrario, credo che continui a rappresentare uno
dei pilastri della nostra indipendenza. E proprio per questo esiterei a
trasformarla in un insieme di vincoli che potrebbero impedirci domani di
reagire a situazioni che oggi non possiamo prevedere. Essere neutrali significa
non partecipare alle guerre degli altri. Ma deve significare anche rinunciare
preventivamente alla libertà di decidere?
Per difendere
la nostra neutralità siamo davvero disposti a limitare la nostra sovranità?
Lorenzo Onderka
Sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro
Sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro

