Luca Frasa
Neutralità: il 27 settembre scegliamo la Svizzera
Redazione
07.09.2026 12:30

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Ci sono momenti in cui un Paese deve
decidere non soltanto quale politica seguire, ma chi vuole essere. Il voto del
27 settembre sulla neutralità è uno di questi.
Io voterò convintamente SÌ
all’Iniziativa sulla neutralità.
Non perché voglio una Svizzera isolata
dal mondo. Al contrario. Voglio una Svizzera capace di parlare con tutti
proprio perché non appartiene a nessuno. Una Svizzera che collabora, commercia,
dialoga e aiuta, ma che conserva la libertà di decidere secondo i propri
interessi e la propria tradizione.
Oggi la neutralità svizzera esiste e
continuerà a esistere anche in caso di No. È importante dirlo chiaramente. La
questione è un’altra: vogliamo continuare a lasciare un ampio margine
d’interpretazione alla politica oppure vogliamo fissare nella Costituzione dei
principi chiari e duraturi?
L’iniziativa propone una neutralità
permanente e armata, esclude l’adesione ad alleanze militari salvo il caso di
un attacco alla Svizzera e pone limiti alla partecipazione a misure coercitive
contro Stati belligeranti, mantenendo gli obblighi derivanti dall’ONU. Allo
stesso tempo attribuisce alla Confederazione il compito di utilizzare la
propria neutralità per prevenire e risolvere conflitti e offrire i propri buoni
uffici.
Per me è proprio questa la forza del
progetto.
Neutralità non significa indifferenza.
Significa indipendenza.
Possiamo condannare un’aggressione e una
violazione del diritto internazionale. Possiamo aiutare le vittime di una
guerra, sostenere l’azione umanitaria e difendere i nostri valori. Ma tutto
questo non ci obbliga a diventare progressivamente parte di uno dei blocchi che
si stanno nuovamente formando nel mondo.
Perché una neutralità credibile deve
soprattutto essere prevedibile.
Se cambia interpretazione a seconda del
conflitto, delle pressioni internazionali o della maggioranza politica del
momento, rischia prima o poi di perdere proprio ciò che la rende preziosa: la
fiducia degli altri nella nostra posizione particolare.
Gli oppositori affermano che l’iniziativa
limiterebbe il margine di manovra del Consiglio federale. È vero. Ma è davvero
un argomento sufficiente per dire No?
Una Costituzione serve esattamente a
fissare dei principi che non devono cambiare con il vento politico.
E neutralità non significa nemmeno
debolezza. Chi vuole essere indipendente deve essere capace di difendersi. Per
questo sostengo senza esitazioni anche un esercito svizzero moderno, forte e
adeguatamente equipaggiato. Una neutralità senza capacità di difesa sarebbe
soltanto una bella parola.
Il mondo attorno a noi sta diventando più
instabile. Guerra in Europa, tensioni in Medio Oriente, confronto tra grandi
potenze, riarmo e nuove contrapposizioni geopolitiche.
Qualcuno vede in tutto questo una ragione
per avvicinarci sempre di più a un blocco.
Io vedo esattamente la ragione opposta.
Più il mondo si divide, più la
Svizzera deve sapere chi è.
Non votiamo pensando soltanto alla Russia
o all’Ucraina. Le guerre finiscono, i governi cambiano e gli equilibri
internazionali mutano. Quello che decidiamo oggi deve essere valido anche
davanti alla crisi che arriverà fra dieci, venti o trent’anni.
Voglio che allora la Svizzera possa
ancora dire: collaboriamo con tutti, aiutiamo dove possiamo, difendiamo il
nostro territorio e i nostri valori, ma le guerre degli altri non diventano
automaticamente le nostre guerre.
Non è isolamento.
Non è egoismo.
È la scelta consapevole di un piccolo
Paese che vuole continuare a essere libero, sicuro e padrone delle proprie
decisioni.
Il 27 settembre voterò un convinto SÌ
alla neutralità.
Per la nostra sicurezza. Per la nostra
indipendenza. Per una Svizzera libera di decidere.
Quando il mondo ci chiede da che parte
stare, la risposta deve essere chiara: dalla parte della Svizzera.
Luca Frasa, municipale di Quinto (Lega dei Ticinesi)

