Frano Dragun
Neutralità e pace: oggi più che mai la Svizzera deve assumere il ruolo di mediatore
Redazione
15.09.2026 13:29

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Tra un paio di settimane saremo chiamati alle urne per
decidere se introdurre nella Costituzione Federale una definizione più rigida,
perpetua, armata e integrale della neutralità svizzera, una tematica attorno
cui di discute sempre più spesso e di cui ho scritto nel 2023. Allora esortavo
il nostro paese ad essere un mediatore per riportare la pace necessaria. Il
processo di pace, per poter essere avviato concretamente, ha bisogno di un
leader e chiedevo alla Svizzera, forte della sua storia, di assumere quel
ruolo.
A distanza di oltre tre anni, mentre la neutralità, per
la votazione e non solo, è diventata nuovamente uno dei grandi temi del
dibattito politico nazionale, rimango convinto di quanto sostenevo allora.
Non ho alcun dubbio sul fatto che la Svizzera sia un
Paese neutrale e soprattutto debba rimanerlo. Il concetto va ben oltre una
tradizione o un’immagine costruita negli anni, ma va a toccare un punto chiave
del nostro ordinamento istituzionale, dato che la Costituzione federale
attribuisce sia all'Assemblea federale sia al Consiglio federale il compito di
adottare misure per salvaguardare la neutralità della Svizzera.
Ritengo che il vero dibattito non dovrebbe essere se la
Svizzera debba essere neutrale, ma su come dobbiamo difendere e utilizzare la
nostra neutralità nell'interesse del Paese e della pace. Nel 2023 sostenevo
che, schierandoci sempre più apertamente, adottando ad esempio delle sanzioni
sulla scia delle scelte internazionali, avremmo rischiato di indebolire la
nostra credibilità come mediatori.
Oggi questo tema e ancora più attuale. La stessa
Confederazione riconosce che neutralità, indipendenza e imparzialità
contribuiscono alla credibilità della Svizzera e alla fiducia che altri Paesi
ripongono in noi. Posti questi punti fermi, dobbiamo avere il coraggio di
utilizzare questo patrimonio, uscendo da una visione limitativa, volutamente
utilizzata da chi vuole scardinare la nostra tradizione, che essere neutrali
significhi essere indifferenti.
Neutralità non significa voltarsi dall'altra parte
davanti a una guerra, bensì poter parlare con tutti proprio quando gli altri
non riescono più a parlarsi, offrire un tavolo, mediare. Vuol dire costruire
ponti e lavorare affinchè alle armi possa finalmente sostituirsi la diplomazia.
Lo sostenevo nel 2023 e continuo ad esserne convinto ora:
la Svizzera possiede delle caratteristiche che rappresentano un netto vantaggio
sia per sé stessa che per la pace nei paesi di guerra, come una lunga tradizione di buoni uffici,
stabilita politica, affidabilità, discrezione e capacità di dialogare con
interlocutori molto diversi, che la rendono il miglior mediatore possibile. Non
dobbiamo rinunciare a questo vantaggio ma agire per rinforzarlo. La stessa
politica estera della Confederazione riconosce oggi la promozione della pace
come una delle proprie priorità e vuole rafforzare ulteriormente i buoni uffici
e le capacità di mediazione della Svizzera.
Nel 2026, inoltre, la Svizzera presiede l'OSCE. In un
momento in cui in Europa continua una guerra, abbiamo quindi anche una
responsabilità particolare: utilizzare ogni spazio possibile per favorire
dialogo, sicurezza e una pace duratura fondata sul diritto internazionale.
A chi crede che neutralità porti a rivolgere il pensiero
solo a sé stessi, senza partecipare attivamente alla ricerca di una pace
necessaria, rispondo che una Svizzera neutrale, indipendente e credibile può
essere molto più utile al mondo come promotrice di pace che come parte delle
contrapposizioni internazionali.
Si può certamente dibattere sulle modalità con cui
applicare la neutralità, sulle sanzioni, sulla cooperazione internazionale e
sulla politica di sicurezza, senza però perdere di vista uno dei valori che da
sempre contraddistingue il nostro Paese.
La neutralità non è una debolezza, anzi se utilizzata con
coraggio e intelligenza, e uno degli strumenti più forti che la Svizzera
possiede.
Per questo torno a ribadire oggi quello che sostenevo già
nel 2023: serve qualcuno capace di favorire seriamente il dialogo e il processo
di pace. La Svizzera ha storia, credibilità ed esperienza per farlo e proprio
per questo assumere quel ruolo è un nostro dovere morale verso i nostri
cittadini e verso i popoli martoriati dalla guerra.
Frano Dragun, consigliere comunale a Locarno

