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Né pace, ne giustizia per i morti di Covid alla casa anziani di Sementina
Redazione
15.05.2025 16:11

Foto: ©Gabriele Putzu
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Il Movimento per il
Socialismo (MPS) prende atto con tristezza, ma non con grande sorpresa, della
decisione della Corte di appello e di revisione penale (CARP), che ha prosciolto
i vertici della casa anziani di Sementina. I tre imputati – la direttrice
sanitaria, il direttore amministrativo e l’ex capa struttura dell’istituto –
erano stati riconosciuti colpevoli, seppur parzialmente, il 18 gennaio 2023
dalla Pretura penale, che aveva rilevato un certo livello di negligenza, in
particolare per la mancata applicazione delle disposizioni emanate dal medico
cantonale durante la pandemia di Covid.
Di fronte a questa sentenza, che di fatto annulla
quella di primo grado, non si può che rimanere allibiti, soprattutto pensando
all’elevato numero di vittime registrate nella casa anziani di Sementina. Il
semplice fatto che simili episodi non si siano verificati con la stessa gravità
in altre strutture dovrebbe, già in base al semplice buon senso, portare alla
conclusione che nella gestione dell’istituto qualcosa non ha funzionato.
Buon senso che, a quanto pare, non appartiene ai giudici della CARP, i quali
non hanno ritenuto significativa – né meritevole di approfondimento – la vera e
propria ecatombe avvenuta nella struttura, né hanno cercato di comprenderne,
come aveva invece tentato di fare la Pretura penale, le cause effettive.
Le motivazioni con cui la CARP ha deciso di ribaltare la sentenza di primo
grado riflettono un approccio estremamente formale: un requisito certamente
rilevante dal punto di vista giuridico, ma che spesso contrasta con le più
elementari esigenze di giustizia sostanziale.
Appare particolarmente cavillosa, ad esempio, la distinzione operata dalla
Corte in merito alle inadempienze della direzione, come nel caso dell’ingresso
– in piena pandemia – di tre operai esterni nella struttura, nonostante fosse
in vigore un divieto d’accesso emanato dal medico cantonale. Secondo la CARP,
tali direttive non sarebbero state di competenza del medico cantonale, bensì
del Consiglio di Stato, e dunque da intendersi più come raccomandazioni che
come obblighi vincolanti.
Il risultato di questa interpretazione è sotto gli occhi di tutti: una trentina
di anziani morti a Sementina. Siamo certi che i membri della CARP si renderanno
disponibili a spiegare ai familiari delle vittime come e perché questa sentenza
rappresenti – al di là delle apparenze – un “trionfo della giustizia”.
Il risultato di tutto questo è che nessuno è responsabile della morte di oltre
trenta persone in una struttura nella quale avrebbero dovuto essere protetti.
L’MPS ritiene che sentenze di questo tipo, difficilmente comprensibili dalla
popolazione, non contribuiscano a rafforzare la fiducia nella giustizia, già messa
a dura prova negli ultimi anni da vicende che ne hanno evidenziato la vicinanza
al potere politico e alle sue logiche spartitorie. Non si può escludere che
questa decisione venga percepita da molti come una sentenza in parte
“politica”, tesa a chiudere una pagina dolorosa della gestione sanitaria
cantonale senza attribuire responsabilità.
Del resto, gli indizi in tal senso c’erano fin dall’inizio: solo un ingenuo
avrebbe potuto ignorare come la composizione della difesa – un avvocato
democristiano, uno liberale e uno socialista – riflettesse i tradizionali
equilibri politici presenti anche nella magistratura.
L’MPS invita il Ministero pubblico a ricorrere contro questa sentenza,
dimostrando di avere tempo e risorse da dedicare alle questioni serie e
rilevanti, e non solo a intentare ricorsi ridicoli, come quello promosso dal
Municipio di Bellinzona contro il proscioglimento dei rappresentanti dell’MPS
in una recente decisione.

