Udc Ticino
Moratoria sul moltiplicatore differenziato dei Comuni. Anziché spostarsi tra i Comuni ticinesi le aziende andranno in altri Cantoni
Redazione
05.11.2024 06:13

Foto: ©Gabriele Putzu
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Ad anni di distanza alcuni Comuni – capitanati dalla Città
di Lugano – hanno cercato di mettere in discussione la decisione presa dal Gran
Consiglio nel 2019, appartenente alla seconda tappa di Riforma fiscale
cantonale, che prevede la possibilità per i Comuni di introdurre il
moltiplicatore differenziato.
Sconcerta che dopo 5 anni di distanza dalla decisione, la
Città di Lugano recentemente si è svegliata mostrandosi preoccupata per i
possibili effetti negativi del moltiplicatore comunale differenziato, temendo
la fuga di aziende in Comuni della cintura che potranno abbassare il
moltiplicatore per le persone giuridiche. Dov’era la Città quando questo
pacchetto di misure è stato proposto nell’estate del 2019?
Il Consiglio di Stato, per mano del DFE e della Sezioni enti
locali, non ha perso tempo per cercare di impedire l’attuazione del
moltiplicatore differenziato, proponendo una misura che prevedeva di sospendere
per un periodo di cinque anni (dal 2025 al 2029) la possibilità per i Comuni di
fissare un moltiplicatore d’imposta comunale per le persone giuridiche
inferiore a quello previsto per le persone fisiche. Eppure, non sembrerebbe per
lui avere particolare importanza che la Legge organica comunale stabiliva
chiaramente l’entrata in vigore nel 2025.
Il tessuto economico del nostro Cantone è ormai consolidato,
e non è di certo sconvolto da una misura come il moltiplicatore d’imposta
differenziato. Non si deve temere che le aziende «fuggano» da alcuni Comuni per
spostarsi verso altri. Le zone industriali e artigianali non dispongono di
enormi spazi liberi in attesa di essere occupati e le Sagl con il titolare
quale unico dipendente hanno comunque una serie di obblighi burocratici da
assolvere per spostare sede. Sembrerebbe che le politiche di promovimento
economico si basano solo sul moltiplicatore d'imposta: molti altri strumenti
possono essere messi in campo e sono effettivamente impiegati.
La moratoria snatura l’obiettivo della norma approvata dal
Gran Consiglio nel 2019, che già prevedeva un lungo periodo di attesa, senza
neppure spiegare perché. In pratica, sospende per dieci anni l’entrata in
vigore di una norma legale! La lista delle moratorie rinnovate "ad aeternum"
nel nostro Paese è lunga e anche in questo caso è facile sospettare che le cose
andranno in questa direzione.
Viene mostrato ancora una volta una tendenza politica
preoccupante: rinviare quello che si è già deciso anziché affrontarlo a breve
termine.
Se c’era ancora bisogno di dimostrarlo, di fronte alla
scelta tra salvare il potere d’acquisto dei cittadini, la concorrenzialità
delle aziende o riempire le casse degli enti statali; i politici impauriti per
le elezioni e il clientelismo hanno di nuovo scelto la seconda via. Ci dispiace
molto. Le aziende, invece di spostarsi all’interno del Ticino, si sposteranno
allora in altri Cantoni.
Udc Ticino

