Mattea David
Mobilità e progettazione del territorio: fra ambiente e benessere
Redazione
27.02.2023 10:17

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I cambiamenti climatici
di questi anni mostrano l’urgenza di modificare le nostre abitudini, scegliendo
comportamenti più sostenibili e rispettosi dell’ambiente. Le persone stanno vivendo
sulla propria pelle caldo, gelo, disastri ambientali, terremoti e sempre più specie
animali e vegetali sono in via di estinzione.
Lo sviluppo sostenibile
del nostro pianeta è da tempo oggetto delle agende istituzionali, una fra tutte
l'Agenda 2030 dell'ONU. I lunghi tempi di attuazione di misure incidenti sui
fattori critici non sono tuttavia più compatibili con l’evoluzione che la Terra
sta avendo.
Straordinariamente
rapida. Incredibilmente drammatica.
All’interno di questa
riflessione ricoprono un ruolo centrale le aree urbane, dove uno degli ambiti
di maggior intervento è quello della mobilità: “diamo strada alle persone”, diceva
Matteo Dondè, architetto e urbanista. La vita nelle città è
diventata sempre più difficile e frenetica. Ad incidere sulla nostra qualità di
vita sono le complessità fisiche e funzionali dello spazio urbano, così come è progettato,
con le distanze enormi che intercorrono fra i nostri centri di interesse. In
Ticino, ampliando lo sguardo, lo notiamo ancora di più nelle Valli.
È all’interno di queste
considerazioni che possiamo collocare l’idea elaborata da Carlos Moreno,
professore alla Sorbona di Parigi, della “Città dei 15 minuti”. Questa espressione
sottolinea l’importanza dell’accessibilità ai servizi urbani attraverso una
mobilità lenta o pedonale, con gli effetti positivi che questa può avere in
termini di sostenibilità ecologica e di interazioni sociali tra i cittadini. La
teoria richiama inoltre l’idea del “crono-urbanismo”: la contrapposizione del
livello di qualità di vita al tempo che, giorno dopo giorno, viene speso negli
spostamenti (specie in quelli con l’automobile).
Questo concetto si è già realizzato
concretamente in diverse importanti città europee come Parigi, Barcellona e
Roma. Anche Zurigo ha modificato il proprio piano regolatore per riprogettare i
quartieri partendo da questo spunto teorico.
La sua traduzione sta
nell’ideazione di quartieri socialmente ed economicamente misti, forniti di
servizi di prossimità che migliorano la qualità di vita di residenti e
visitatori, riducendo inoltre l’inquinamento e lo stress dovuti ai continui
spostamenti.
Le condizioni di
marginalità che affliggono molti quartieri nelle nostre città, così come le
Valli rispetto ai grandi centri abitati, con le disuguaglianze socioeconomiche
che ne scaturiscono, dipendono da molteplici fattori tra loro interdipendenti, di
natura storica, fisica, sociale ed economica.
I concetti di
accessibilità e di prossimità sono presenti da decenni nel dibattito fra
urbanisti, scienziati sociali e geografi, e offrono validi elementi su cui basare
l’ideazione e la progettazione di politiche territoriali utili per colmare i
gap esistenti in termini di opportunità di raggiungere adeguati livelli di
istruzione, occupazione, o di accesso ai servizi di base come quelli
sanitari.
La “Città dei 15 minuti” ci
impone di ripensare al modello di vita che stiamo perseguendo, mettendone in
luce tutte le sue fragilità e presentando nuove potenzialità.
Come società e classe
politica abbiamo il dovere di tutelare noi stessi e la Terra che abitiamo.
Ripensare i concetti di città e di mobilità, ora, deve diventare una delle
nostre priorità.
Mattea David, candidata
nr. 60 al Gran Consiglio per il Partito Socialista, lista nr.12

