Karim Spinelli
MM1019 e referendum sulla Fortezza di Bellinzona
Redazione
25.03.2026 14:17

Foto: ©Chiara Zocchetti
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In relazione
al referendum contro il Messaggio municipale MM1019 sulla valorizzazione del
patrimonio UNESCO di Bellinzona, appare utile richiamare alcuni elementi
oggettivi per inquadrare correttamente la portata del progetto e del dibattito
in corso.
Il progetto è
stato oggetto di un percorso istituzionale approfondito, sviluppato e discusso
nel corso degli ultimi mesi, che ha incluso presentazioni pubbliche, audizioni
e momenti di confronto promossi dal Municipio.
Nel corso
della seduta del Consiglio comunale del 09-10 marzo 2026, il Legislativo ha
approvato il Messaggio municipale. In tale sede è stato presentato un
emendamento che interveniva sui temi della denominazione, dell’accessibilità e della
governance, poi respinto dal plenum, trattandosi di aspetti che non
costituiscono oggetto diretto del credito in votazione e che attengono a
successive scelte di gestione.
Una prima
versione della domanda di referendum riprendeva tali elementi, risultando
irricevibile dal profilo formale. Nella sua formulazione attuale, la domanda di
referendum si limita invece a riprendere la risoluzione del Consiglio comunale,
senza più includere tali aspetti, che restano quindi estranei all’oggetto formale della
votazione.
I tre castelli
– Castelgrande,
Montebello e Sasso Corbaro –
rappresentano da sempre un simbolo identitario della nostra città e
continueranno a essere chiamati “Castelli”. Il Messaggio municipale non prevede alcuna
modifica, né oggi né in futuro, della loro denominazione ufficiale.
Il termine “Fortezza di Bellinzona” indica l’intero sistema
fortificato medievale (castelli, mura e opere difensive) riconosciuto quale
patrimonio mondiale UNESCO. Si tratta di una definizione descrittiva, già
utilizzata e discussa da anni, non di una rinomina.
Ne consegue
che il dibattito sviluppatosi attorno alla denominazione rischia di spostare l’attenzione da ciò che
il Messaggio realmente affronta: la conservazione, la valorizzazione, la
gestione e la fruizione di un bene di valore nazionale e internazionale.
È inoltre già
oggi evidente come la promozione turistica e culturale del sito avvenga in modo
unitario, facendo riferimento all’insieme del sistema fortificato.
Il progetto
prevede un investimento complessivo di circa 19 milioni di franchi, sostenuto
in larga parte anche da Cantone e Confederazione, volto a tutelare e rendere
accessibile nel tempo un patrimonio che appartiene non solo a Bellinzona, ma
all’intero Paese.
Anche il tema
dell’accessibilità è stato
richiamato nel dibattito. Il Messaggio non disciplina in modo puntuale un
eventuale pagamento e tale aspetto dovrà essere definito nelle fasi successive,
nell’ambito delle scelte
gestionali. Nel corso delle discussioni è emersa la volontà di mantenere una
fruizione il più possibile ampia, in particolare per la popolazione residente,
gli studenti e le scuole.
Analogamente,
anche per quanto riguarda la governance, si tratta di una soluzione fondata
sulla collaborazione tra enti pubblici, in particolare Cantone e Città, che ne
garantiscono l’indirizzo e il
controllo, escludendo pertanto una reale esternalizzazione della gestione.
Il ricorso al
referendum rappresenta una facoltà prevista dall’ordinamento e non un passaggio obbligato;
comporta tuttavia responsabilità e conseguenze concrete, sia in termini di
costi per la collettività sia di incertezza che può incidere sui tempi e sul
percorso di realizzazione del progetto, fino a rimetterne in discussione l’attuazione nel caso di
esito negativo.
Un dibattito
pubblico all’altezza delle
istituzioni e dei cittadini richiede chiarezza, responsabilità e rispetto.
Alla luce di
questi elementi, appare ragionevole valutare con attenzione l’opportunità di
sottoscrivere il referendum, considerando i contenuti effettivi della decisione
sottoposta al voto e le conseguenze che ne derivano.
Karim Spinelli, consigliere comunale PLR di Bellinzona

