Lorenzo Quadri
Mercato del lavoro ticinese: ma dove vive il Consiglio federale?
Redazione
18.02.2024 08:28

Foto: ©Gabriele Putzu
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Come da copione, il
Consiglio federale non vuole sentir parlare di clausole di salvaguardia a
tutela del mercato del lavoro ticinese devastato dal frontalierat.
Si ricorda che i frontalieri
presenti in Ticino sono ormai 80mila: ovvero, un terzo dei lavoratori attivi
nel nostro Cantone ha il permesso G. Una quota che non risponde ad alcuna
“esigenza dell’economia”.
Lo scorso
dicembre chi scrive ha presentato una mozione al Consiglio federale, con la
richiesta di “elaborare ed introdurre un clausola di salvaguardia del
mercato del lavoro ticinese mirata a fronteggiare il continuo aumento dei
frontalieri”. Non sorprende che il CF abbia detto njet; va però rilevato
che a votare sulla mozione dovrà essere il parlamento.
Le argomentazioni
addotte dal governo per il suo rifiuto sono improponibili. Il governo esordisce
sostenendo che introdurre clausole di salvaguardia “sa po' mia” perché sarebbe
contrario all’accordo sulla libera circolazione delle persone. Si dà però il
caso che l’accordo in questione contenga un articolo 14 cpv 2 in cui si legge
che “in caso di gravi difficoltà di ordine economico o sociale, il Comitato
misto si riunisce, su richiesta di una delle parti contraenti, al fine di esaminare
le misure adeguate per porre rimedio alla situazione”.
Inoltre, la
proposta della mozione si rifà allo studio svolto nel 2016 dal prof. Michael
Ambühl del Politecnico di Zurigo, su mandato ticinese. Ora, il prof. Ambühl ha
alle spalle vari decenni di carriera diplomatica, è stato capo della missione svizzera a Bruxelles
tra il 1992 ed il 1999, ed in seguito Segretario di Stato per le questioni
finanziarie internazionali in seno al Dipartimento federale delle finanze. Quindi,
se Ambühl sostiene che introdurre clausole di salvaguardia è possibile, c’è
ragione di credere che sia così.
Al di là degli
aspetti formali, è assurdo che il CF usi, quale argomento a sostegno del
frontalierato selvaggio, l’invecchiamento della popolazione che “implica
un maggiore fabbisogno di lavoratori provenienti dall’estero”. E’ il colmo!
In Ticino, a seguito della libera circolazione delle persone, i lavoratori over
55 (ma anche quelli più giovani) vengono lasciati a casa e sostituiti da
frontalieri pagati la metà. E chi perde l’impiego dopo questa età ben
difficilmente riesce a ricollocarsi. Ma adesso il CF sostiene che bisogna
assumere sempre più frontalieri perché, a seguito dell’invecchiamento della
popolazione, mancherebbero i lavoratori residenti? Quando questi ultimi vengono
lasciati a casa e sostituiti da permessi G?
A Berna fingono
non sapere che in Ticino l’invecchiamento della popolazione è imputabile anche
al fatto che sempre più giovani lasciano il Cantone per la Svizzera interna. E
non tornano più perché in Ticino, proprio a causa degli eccessi del
frontalierato, non hanno possibilità lavorative né salari decenti. E, se in
questo Cantone nascono sempre meno bambini, ciò accade a seguito del continuo
impoverimento e della progressiva precarizzazione della popolazione, anch’essi
imputabili ad un mercato del lavoro in sofferenza a causa della libera
circolazione senza limiti. Chi fatica ad arrivare a fine mese e – soprattutto -
non sa se domani avrà ancora un impiego o no, non mette su famiglia. La libera
circolazione non può dunque essere il rimedio all’invecchiamento della
popolazione in Ticino, dato che ne è una delle cause!
Ancora una volta,
il governo federale non ha perso l’occasione di fare sfoggio della propria
ignoranza su quel che accade sul mercato del lavoro ticinese.
La Lega reputa che
la clausola di salvaguardia sia necessaria e continuerà pertanto a battersi per
la sua introduzione.

