Daniele Caverzasio
Mendrisio meno sola
Redazione
21.09.2025 13:23

Foto: ©Chiara Zocchetti
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La
solitudine è come un’ombra. All’inizio non si nota, resta discreta, silenziosa.
Poi, pian piano, si allunga e si fa sentire. È quel silenzio che pesa troppo,
quella porta che rimane chiusa, quella telefonata che non arriva mai. È una
sensazione che entra senza bussare, che si insinua nella quotidianità fino a
renderla più pesante. Una ferita invisibile, capace di far male quanto una
malattia.
A
Mendrisio lo abbiamo capito presto, molto prima che questo tema diventasse
parte del dibattito nazionale. Già 35 anni fa la nostra città ha creato il
Servizio anziani soli, con l’idea che nessuno dovesse affrontare l’età fragile
senza un sostegno. Allora sembrava quasi un gesto visionario, oggi appare come
una scelta necessaria e lungimirante. Centinaia di persone, negli anni, hanno
trovato in questo servizio una voce amica, una mano tesa, una sicurezza in più.
Oggi sono più di cento le persone che, grazie a questo supporto, non vivono
dimenticate dietro una finestra chiusa.
Poi
sono arrivate le Portinerie di quartiere, che rappresentano forse l’immagine
più bella di una città che si prende cura dei suoi abitanti. Non uffici
formali, non sportelli burocratici, ma piccoli luoghi di prossimità, presìdi di
umanità. Posti dove ci si incontra, si scambia una parola, ci si accorge che la
vita è più leggera quando la si condivide. Perché basta poco per sentirsi parte
di qualcosa: un sorriso, un caffè insieme, una porta che si apre.
Eppure,
sappiamo bene che non basta. La solitudine è cambiata con i tempi. Non riguarda
più solo l’anziano che vive da solo. Ha mille volti: quello del giovane che si
rifugia dietro a uno schermo, della coppia che non conosce nessuno nel nuovo
quartiere, della mamma sola che non trova a chi chiedere aiuto, dell’adulto che
lavora tanto ma torna a casa e trova solo silenzio. È una realtà diffusa,
trasversale, che non guarda l’età né la condizione sociale.
Per
questo oggi Mendrisio ha deciso di fare un passo in più. Abbiamo aderito al
programma nazionale “connect – Insieme meno soli”. Non un semplice progetto, ma
un impegno concreto: prevenire l’isolamento, favorire le relazioni, rafforzare
i legami di comunità. In una parola: fare rete. E una rete non si costruisce da
soli: richiede istituzioni, associazioni, volontari, cittadini. Richiede la
disponibilità di tutti, perché la solitudine si vince solo insieme.
La
sfida è culturale oltre che sociale. Dobbiamo imparare a guardare oltre il
nostro quotidiano, a riconoscere i segnali silenziosi di chi si sente escluso,
a trovare il coraggio di bussare alla porta di un vicino. Non servono grandi
gesti, servono piccoli atti di attenzione ripetuti ogni giorno. È così che una
città diventa davvero comunità.
Costruire
una città, infatti, non significa soltanto realizzare strade, case,
infrastrutture. Significa soprattutto coltivare legami, creare occasioni di
incontro, credere che nessuno debba sentirsi invisibile. Una città cresce se
cresce anche la sua capacità di prendersi cura delle persone.
Mendrisio
meno sola non è uno slogan, non è un titolo da manifesto. È una scelta di vita,
una direzione precisa. È la convinzione che solo insieme possiamo affrontare
quella sensazione che, prima o poi, tocca tutti noi: la paura di essere
dimenticati.
La
solitudine non si elimina con una legge o con un regolamento. Non basta una
firma o una delibera. Si combatte con una presenza, con un gesto semplice, con
un “ci sono”. A volte è una telefonata, a volte una visita, a volte una
chiacchierata per strada.
E
allora sì, una comunità funziona davvero quando diventa questo: qualcuno che
c’è, al momento giusto.
E
Mendrisio, oggi più che mai, vuole esserci.
Daniele
Caverzasio, Municipale
città di Mendrisio

