Christian Tresoldi
Lugano e il valore strategico degli edifici dismessi: dalla vendita alla rendita pubblica
Redazione
29.01.2026 11:54

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Nel dibattito sulla gestione del patrimonio immobiliare pubblico si commette
spesso un errore di impostazione: considerare gli edifici dismessi come un
problema da liquidare, invece che come un asset da valorizzare. Il Comune di
Lugano dispone di diverse strutture non più utilizzate ex sedi amministrative,
spazi di quartiere, immobili tecnici, stabili con funzioni superate che oggi
rappresentano prevalentemente un costo. La scelta più immediata è venderli. La
scelta più intelligente, invece, è metterli a reddito. La logica economica
di lungo periodo è chiara: una rendita costante nel tempo vale più di un
capitale incassato una sola volta e poi esaurito. La vendita produce liquidità
immediata ma riduce il patrimonio pubblico.
La locazione produttiva crea flussi
ricorrenti, mantiene il controllo strategico degli spazi e permette politiche
di indirizzo economico e sociale. Un piano comunale serio dovrebbe partire
da tre basi tecniche: censimento, classificazione, destinazione. Ogni edificio
dismesso va analizzato per posizione, metratura, accessibilità, costi di
ripristino e potenziale di mercato. Non tutti gli stabili sono adatti alla
stessa funzione: alcuni possono diventare spazi artigianali, altri laboratori
formativi, altri ancora commercio di prossimità o servizi
professionali. La riconversione non deve essere estetica ma funzionale:
interventi mirati costi controllati, standard tecnici minimi per la messa a
reddito. Successivamente, gli spazi possono essere assegnati tramite bandi a
giovani imprenditori locali, start-up artigiane, cooperative di servizio,
attività formative legate ai mestieri concreti cucina, tessile, manutenzione
tecnica servizi amministrativi, professioni manuali qualificate. Il punto
centrale non è solo economico ma politico nel senso più alto del termine: usare
il patrimonio pubblico per generare opportunità locali.
I contratti di
locazione possono includere criteri precisi: assunzione di personale del
territorio, posti di apprendistato, collaborazione con scuole professionali, servizi
utili al quartiere.Le entrate da locazione non devono finire indistintamente
nel bilancio generale. Possono alimentare un fondo vincolato con obiettivi
misurabili: borse di studio professionali, sostegno a giovani famiglie,
incentivi all’apprendistato, aiuti mirati al primo impiego. In questo modo
l’immobile pubblico diventa una leva moltiplicativa: produce reddito e
contemporaneamente produce impatto sociale. Vendere è facile. Valorizzare
richiede visione amministrativa, capacità tecnica e disciplina gestionale. Ma è
esattamente questo il salto di qualità che oggi viene richiesto agli enti
locali: passare da una gestione passiva del patrimonio a una gestione
industriale pubblica orientata alla rendita, all’occupazione e alla coesione
territoriale. Gli edifici dismessi non sono un residuo del passato.
Possono diventare infrastrutture economiche leggere del futuro. Se gestiti con
metodo, non sono un costo sono una politica attiva.
Christian Tresoldi: Consigliere Comunale Lugano

