Sara Beretta Piccoli
Lugano Airport è davvero «in utile»?
Redazione
11.09.2026 10:21

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Appare quantomeno
singolare che, proprio mentre si torna a chiedere pubblicamente conto di
strategia, costi, gestione e futuro dell’aeroporto, arrivi immediatamente una
comunicazione che mette in primo piano il risultato positivo del semestre. «L’aeroporto di
Lugano-Agno festeggia un primo semestre 2026 «positivo», con un avanzo
d’esercizio superiore ai 200 mila franchi». Ma basta guardare più attentamente
le voci di bilancio per capire che quel risultato, da solo, dice ben poco sulla
reale sostenibilità economica dello scalo. Nessuno mette in
discussione che un risultato positivo sia una buona notizia. Ma un avanzo di
qualche centinaio di migliaia di franchi non può far dimenticare che sull’altro
piatto della bilancia ci sono milioni di franchi di sostegno pubblico e,
soprattutto, un futuro che resta ancora tutto da definire.
La notizia è stata
presentata come un segnale incoraggiante: oltre 7 milioni di franchi di ricavi
nel primo semestre, costi leggermente inferiori alle previsioni e un avanzo
superiore ai 200 mila franchi. Ma utile non
significa necessariamente sostenibilità. E soprattutto, quando si parla di un
aeroporto che beneficia di importanti finanziamenti pubblici, occorre chiedersi
da dove arrivano quei ricavi. Il dato più
significativo è infatti quello relativo al contributo federale destinato alla
sicurezza e al controllo del traffico aereo. Per Lugano-Agno si parla di circa
5 milioni di franchi all’anno, destinati in larga parte a coprire i costi dei
servizi forniti da Skyguide. Il finanziamento federale copre circa il 90% di
questi costi. E qui sta il punto.
Se si considera
l’aeroporto nella sua interezza, quei 5 milioni non sono un dettaglio: sono una
componente essenziale dell’equilibrio economico dello scalo. Perché un aeroporto
non è soltanto una torre di controllo.
Ci sono il
personale, gli edifici, le piste, gli impianti, le infrastrutture, la
manutenzione, l’energia, i sistemi di sicurezza, l’ILS e tutti i costi
necessari per mantenere operativo lo scalo. Nel 2024, ad esempio, il Municipio
aveva chiesto al Consiglio comunale un
credito di 1,24 milioni di franchi per interventi di manutenzione delle
infrastrutture e per garantire i servizi aeroportuali. E allora la domanda
diventa inevitabile: quanto sarebbe realmente redditizio Lugano Airport se si
dovessero considerare tutti i costi necessari al suo funzionamento senza il
sostegno della mano pubblica? La risposta è
tutt’altro che rassicurante.
Già nel 2025, nei
conti della Confederazione, Lugano Airport figurava tra gli scali beneficiari
di oltre 6,5 milioni di franchi di finanziamenti federali. Nel frattempo, il
rischio di perdere circa 5 milioni all’anno è stato talmente concreto da
diventare una questione politica nazionale. Nel marzo 2026 il Parlamento ha
infatti respinto i tagli previsti al finanziamento della sicurezza degli
aeroporti regionali, salvaguardando anche questa fonte di finanziamento per
Agno. Ecco quindi il
paradosso: Lugano Airport può chiudere un semestre formalmente positivo e,
contemporaneamente, rimanere un’attività che non sarebbe economicamente
sostenibile senza il sostegno pubblico. È una differenza
fondamentale.
Un’azienda
realmente solida dovrebbe essere in grado di generare attraverso la propria
attività i ricavi necessari a coprire i costi complessivi e a finanziare almeno
una parte degli investimenti necessari al proprio futuro. Ad Agno, invece,
una parte essenziale dell’equilibrio economico dipende da risorse pubbliche. Lo stesso direttore
di Lugano Airport aveva spiegato nel 2025 che, senza i circa 5 milioni della
Confederazione, lo scalo avrebbe dovuto chiedere un maggiore finanziamento alla
Città, aumentare le tasse d’uso o ipotizzare nuovamente un contributo cantonale. Non è dunque
sufficiente dire «siamo in utile». Bisogna chiedersi: utile grazie a cosa?
La domanda è ancora
più semplice: togliamo i contributi pubblici e vediamo cosa rimane. Il rischio è che
rimanga ben poco. Perché oggi Agno
non dispone più di una rete di voli di linea paragonabile a quella del passato.
Il traffico è fortemente concentrato sull’aviazione generale e sui voli privati
e business; lo stesso aeroporto si definisce oggi come hub per questo tipo di
aviazione. E soprattutto manca
ancora la risposta alla domanda più importante: qual è il progetto industriale
ed economico per il futuro dello scalo?
Quali investitori? Quali compagnie? Quale sviluppo del
traffico? Quali investimenti
infrastrutturali? Quale modello di
gestione? Quale piano per
rendere l’aeroporto progressivamente meno dipendente dal finanziamento
pubblico?
Sono queste le
domande che contano.
Perché un aeroporto
può anche chiudere un semestre con qualche centinaio di migliaia di franchi di
avanzo e contemporaneamente non avere ancora dimostrato di essere
economicamente sostenibile. Il dato del
semestre, quindi, non dovrebbe essere utilizzato per chiudere la discussione
sul futuro di Agno. Al contrario, dovrebbe aprirla. Perché se per
mantenere in equilibrio un aeroporto servono milioni di franchi di denaro
pubblico, il vero risultato da misurare non è l’avanzo del semestre. È quanto
costa alla collettività produrlo.
E qui il problema
non è più contabile. È politico.
Perché senza un
vero piano di sviluppo, senza investitori, senza compagnie e senza una
strategia industriale credibile, continuare semplicemente a mantenere lo scalo
operativo non significa rilanciarlo. Significa rimandare il problema. Perché un aeroporto
non si rilancia con un risultato semestrale positivo. Si rilancia con un
progetto, investimenti, compagnie, passeggeri e una prospettiva economica che
sappia reggersi anche oltre i contributi pubblici.
Sara Beretta Piccoli Consigliera Comunale
PVL

