Xavier Daniel
LPP21. Fidatevi di chi non ha altri interessi da difendere (a parte quelli di chi riceve un salario)
Redazione
09.09.2024 15:59

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Il prossimo 22 settembre saremo chiamati a votare sulla
riforma LPP21 e in molti sono indecisi sulla posizione da prendere. Si tratta
di un argomento talmente tecnico che si rischia di perdersi nei particolari e
di non riuscire a mettere a fuoco il quadro generale.
Il primo punto da chiarire è ciò che ha dato origine a
questo progetto di riforma: nell’opuscolo informativo il Consiglio federale e
il Parlamento ci suggeriscono (senza fornire alcuna cifra però) che le Casse
pensioni sono in sofferenza a causa della questione demografica e
dell’andamento dei mercati finanziari. È davvero così? Sembra in realtà di no.
Dai dati forniti nell’interessante articolo apparso sul numero di agosto della
rivista “Bon à savoir”, sembra invece che le Casse pensioni stanno talmente bene
che cumulano riserve le quali aumentano ad un ritmo sostenuto. Questo ritmo non
è rallentato nemmeno oggi che due terzi dei baby boomer sono già a beneficio
della pensione. Nemmeno nel 2020, quando attraversavamo una pandemia, nemmeno
nel 2022 quando la Russia ha invaso l’Ucraina, nemmeno nel 2023, quando è si è
riacceso il conflitto tra Israele e Palestina.
Una riforma che non è necessaria potrebbe essere accettabile
solo se migliorativa, se cioè andasse a risolvere alcuni importanti problemi
strutturali dei quali il nostro secondo pilastro soffre. Invece l’abbassamento
del tasso di conversione dal 6,8% al 6% significa una riduzione orizzontale
della rendita per tutti di quasi il 12%. Quando i sostenitori dichiarano che
alcune fasce della popolazione beneficeranno di questa riforma, non è vero! La
rendita infatti aumenterà, ad una parte degli assicurati, solo perché nel corso
della carriera verseranno più soldi. Deve essere chiaro: non ci saranno regali
per nessuno. Ci perderanno tutti.
I favorevoli alla riforma ci spiegano che le persone che
percepiscono salari bassi vedrebbero aumentare la loro rendita. Ed è da qui che
nasce la falsa speranza che finalmente il Parlamento abbia prodotto una Legge
della previdenza professionale in favore delle donne. È vero, i salari bassi
sarebbero assicurati più ampiamente di oggi, ma il capitale cumulato sarebbe
molto piccolo e produrrebbe rendite assolutamente insufficienti anche a causa
dell’abbassamento del tasso di conversione. Inoltre il salario netto di queste
persone subirebbe un’ulteriore riduzione.
I sindacati difendono l’interesse delle lavoratrici e dei
lavoratori: di nessun altro. Vi invitiamo dunque ad informarvi bene prima di
sostenere una riforma che peggiorerebbe ancora una volta la qualità del secondo
pilastro del nostro sistema pensionistico.
Insomma, questa riforma non s’ha da fare!
Xavier Daniel, segretario cantonale Ocst

