Lorenzo Quadri
Lo studio universitario che demolisce la libera circolazione
Redazione
29.04.2024 09:03

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Il mantra politicamente
corretto secondo cui immigrazione sarebbe “uguale a ricchezza” viene spazzato
via da uno studio sulla libera circolazione delle persone, realizzato dall’Istituto
di economia pubblica svizzera dell’Università di Lucerna.
Lo studio
lucernese – di cui, “stranamente”, i media mainstream non riferiscono – giunge
alla seguente conclusione: immigrazione è “uguale a ricchezza”… solo per chi
immigra. Per lo Stato destinatario, invece, le cose stanno diversamente.
L’indagine
evidenzia pure che le principali conseguenze negative dell’immigrazione non
sono mai state indagate scientificamente. Facile intuire che la “dimenticanza”
sia voluta. Certi dati devono rimanere nascosti, perché contraddicono la
narrazione della casta spalancatrice di frontiere, la quale controlla le
Università - ed i finanziamenti alle medesime.
Fatto sta,
esordisce lo studio di Lucerna, che dal 2002 ad oggi in Svizzera sono immigrate
1.5 milioni di persone, due terzi di loro a causa della libera circolazione. E
questi immigrati, ma guarda un po’, attingono a prestazioni dello Stato
sociale, utilizzano le infrastrutture e generano sovrappopolazione.
L’indagine
lucernese demolisce i principali mantra dei fautori della libera circolazione.
Ovvero:
1)
“Immigrazione
uguale ricchezza” ossia
l’immigrazione fa crescere il PIL. FALSO. In Svizzera, si legge nello
studio, dal 2000 il PIL procapite al netto dell’inflazione è cresciuto del 23%.
Altri paesi, ad esempio la Germania, hanno registrato una crescita analoga, ma
con molta meno immigrazione.
2)
“L’alta
(eufemismo)
immigrazione è indispensabile per colmare le carenze di manodopera”. FALSO.
Dopo 22 anni di immigrazione incontrollata, e con 1.5 milioni di abitanti in
più, oggi le aziende che affermano di avere difficoltà nel reclutamento di
personale sono al livello più alto dal 2004, ossia dall’inizio delle
misurazioni. Traduzione: arrivano troppi stranieri e sono quelli sbagliati, che
non servono all’economia. Inoltre l’immigrazione, ossia l’aumento della
popolazione, aggrava la carenza di personale negli ambiti che maggiormente
faticano a trovarne, vedi sanità e scuola. Del resto già si sapeva, da un altro
studio, che solo un quinto dei migranti lavora in settori dove c’è reale
carenza di manodopera.
3)
“Si
trasferiscono qui solo cittadini comunitari che hanno un lavoro”. FALSO.
Il 40% degli immigrati UE, ovvero quasi la metà, è arrivato per
ricongiungimento familiare. Quindi completamente al di fuori da logiche di
mercato del lavoro.
4)
“Gli
immigrati pagheranno le pensioni agli svizzeri”. FALSO. Gli
immigrati non finanziano nemmeno le proprie, di pensioni. A lungo andare,
infatti, le rendite che percepiscono sono superiori ai contributi che pagano.
Del resto, non servivano studi accademici per scoprirlo. La dimostrazione
l’abbiamo già sotto gli occhi. Se gli stranieri pagassero le pensioni agli
svizzeri, le casse dell’AVS, visti i flussi migratori, scoppierebbero di soldi
e sarebbero pertanto perfettamente in grado di finanziare la 13a AVS. Invece le
cose non stanno proprio così.
Lo studio
dell’Università di Lucerna evidenzia inoltre alcuni aspetti che (chissà per
quale motivo) non sono mai stati approfonditi dalla ricerca accademica. Vale a
dire:
-
I
costi legati alla sovrappopolazione: usura di infrastrutture rispettivamente
necessità di ampliarle; penuria di alloggi ed aumento degli affitti;
cementificazione; eccessivo consumo di risorse naturali; fabbisogno energetico
accresciuto; danni ambientali; eccetera.
-
“Effetto
calamita”: ovvero l’attrattiva esercitata sui migranti dai Paesi che, come il
nostro, dispongono di uno Stato sociale generoso. Ricordiamoci inoltre che l’UE
vorrebbe imporci la direttiva europea sulla cittadinanza. Una delle sue conseguenze
sarebbe l’impossibilità per la Svizzera di allontanare gli stranieri in
assistenza, se questi sono cittadini comunitari. E’ ovvio che, a simili
condizioni, altro che semplice “effetto calamita”: avremmo un assalto alla
diligenza!
Naturalmente ci
sono tanti altri ambiti che andrebbero indagati. Ad esempio:
-
Le
conseguenze dell’immigrazione incontrollata sui costi sanitari e quindi sugli
aumenti dei premi di cassa malati.
-
I
costi generati dalla criminalità d’importazione a vari livelli: polizia,
carceri (nb: i tre quarti degli ospiti dei nostri penitenziari sono
stranieri!), sistema giudiziario, misure sostitutive alla detenzione, lotta al
terrorismo,…
-
Eccetera
eccetera.
La forza dello
studio lucernese risiede nel fatto che si tratta di un’indagine accademica e
non politica. Cosa ne risulta? Che i contrari alla libera circolazione delle
persone avevano, ed hanno, ragione. I fautori invece – partitocrazia, media
mainstream, padronato, sindacati: tutti assieme appassionatamente nel perorare
la causa del “devono entrare tutti” – hanno raccontato un sacco di frottole. E
continuano a raccontarne. Specie in prospettiva della sottoscrizione di un
eventuale “accordo quadro istituzionale 2.0” con l’UE, che segnerebbe la fine
della Svizzera così come la conosciamo ora.
Consigliere
nazionale, Lega dei Ticinesi

