Ospiti
L’iniziativa sulla biodiversità è soffocante e controproducente
Redazione
03.09.2024 19:58

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Nel corso degli ultimi
decenni la popolazione e la politica hanno giustamente mostrato una crescente
preoccupazione e attenzione per le tematiche ambientali e dell’ecologia,
compresa la biodiversità. Di conseguenza, Confederazione, Cantoni e Comuni si
impegnano, affinché queste siano tenute nella giusta considerazione, cercando
di bilanciarle con altrettanto legittime necessità, anch’esse provenienti dalla
popolazione stessa. Ciò, nel quadro di un sistema – quello federale –, basato sulla
responsabilità e possibilità di azione dei diversi livelli istituzionali. Se questo
equilibrio venisse meno, il nostro modello di successo sarebbe messo in crisi.
Un ulteriore aumento della burocrazia
L’iniziativa sulla biodiversità,
su cui saremo chiamati a votare il prossimo 22 settembre, comporterebbe proprio
un soffocamento del sistema federale, con un pericoloso irrigidimento, una
perdita di autonomia di Cantoni e Comuni, così come un’ulteriore aumento della
burocrazia e – v’è da crederlo – di ricorsi che, in modo del tutto
controproducente, arrivano spesso a bloccare progetti democraticamente condivisi,
magari proprio volti alla tutela del clima, come ad esempio la realizzazione di
un impianto idroelettrico.
Conseguenze paradossali
Imponendo un importante
ampliamento dell’inventario delle superfici protette a livello nazionale, che
arriverebbero fino al 30% di quella totale, l’articolo costituzionale
priverebbe Cantoni e Comuni, ma anche la Confederazione, di quel ragionevole
margine di flessibilità che permette oggi di trovare soluzioni praticabili, tanto
a tutela del paesaggio e della biodiversità, quanto – sempre per fare un
esempio – dell’agricoltura di montagna, che si prende cura di territori
altrimenti abbandonati e contribuisce alla sicurezza alimentare con una produzione
di prossimità. Le conseguenze, da questo punto di vista, sarebbero paradossali:
in nome di un’ancora maggiore protezione della biodiversità in Svizzera (per
inciso: già oggetto di importanti programmi di tutela, tanto a livello
federale, quanto cantonale) saremmo sempre più dipendenti dall’importazione di
derrate alimentari e di energia elettrica dall’estero, prodotte senza una pari tutela
dell’ambiente.
Restrizione eccessiva delle diverse politiche settoriali
Lo Stato è chiamato a
offrire una sintesi tra le diverse istanze della società. L’iniziativa in
questione è davvero troppo massimalista e, così com’è stata formulata,
comporterebbe una restrizione eccessiva delle diverse politiche settoriali, compresi
gli evidenti conflitti con quella agricola ed energetica, già oggetto di
diverse votazioni popolari, l’ultima – sull’approvvigionamento elettrico sicuro
e sostenibile – lo scorso mese di mese di giugno, approvato con una percentuale
prossima al 70%, grazie anche al sostegno di movimenti ecologisti che ora, con
questa iniziativa, rimetterebbero tutto in discussione. Anziché promuovere e
incentivare il dialogo tra partner pubblici e privati in un quadro legale già
ben definito e che sta dando i primi frutti anche in tema di svolta energetica,
i fautori del nuovo testo costituzionale vorrebbero invece estendere obblighi,
divieti e lavoro amministrativo. Sarebbe un risultato dannoso per tutti e quindi
da evitare, votando ‘no’ all’iniziativa sulla biodiversità.
Simone Gianini,
consigliere nazionale PLR

