Plenum Docenti Scuola Media Viganello
Lettera aperta in favore del popolo palestinese
Redazione
12.09.2025 13:30

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Cari abitanti della Svizzera, oggi noi insegnanti siamo qui a esprimere il nostro dolore, l’indignazione profonda e la
preoccupazione per le attuali condizioni nelle quali versa il popolo
palestinese, condizioni gravissime, disumane e inusitate, che richiedono
un’urgente quanto chiara e decisa presa di posizione. Pur condannando le violenze del 7 ottobre 2023, riteniamo
che da due anni la politica israeliana e le azioni militari nei confronti della
popolazione civile della striscia di Gaza e Cisgiordania - soprattutto di bambini innocenti e indifesi - si siano dimostrate genocidarie,
come denunciato a gran voce non
soltanto da importanti e riconosciute associazioni internazionali (Amnesty
International; Human Rights) e da intellettuali autorevoli come David Grossman,
ma, ancor più significativamente, dai più alti tribunali internazionali. La
Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato d’arresto per il primo
ministro israeliano Netanyahu e l’ex ministro della difesa Galant, accusati di
crimini di guerra e crimini contro l’umanità, proprio per giungere ad un equo
processo.
Un assordante velo di silenzio
Siamo profondamente indignati, oltre che scandalizzati e sconcertati, di
fronte all’assordante velo di silenzio con il quale le autorità svizzere e i
maggiori capi di governo dei paesi europei accolgono,
minimizzando, le informazioni che faticosamente, ma inequivocabilmente,
giungono dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania. Informazioni ottenute al
costo di ormai centinaia di vite di coraggiosi giornalisti freelance che
sfidano il divieto imposto all’informazione da Israele. Da tempo, lo sappiamo,
si impedisce l’arrivo di cibo, acqua e medicine; si utilizzano la malnutrizione
e la carestia, la distruzione di ospedali, di scuole e altre infrastrutture
vitali come strumento di guerra e di sterminio di massa. A questo si aggiunge
la violenta e sistematica distruzione, già denunciata dall’ONU, di musei,
chiese e altri luoghi di culto, volta non solo all’eliminazione di un
patrimonio culturale secolare, ma soprattutto dell’identità del popolo
palestinese.
Non ci riconosciamo in questa politica di silenzio
Ci sorprende, dunque, e ci delude, l’inazione omertosa e
colpevole della Confederazione Svizzera che in virtù della sua storia vorremmo
coraggiosa, libera e promotrice di pace; così come ci delude e ci offende la parzialità e la “disattenzione” dei principali
media nazionali e internazionali. Come insegnanti non ci riconosciamo in questa politica di
indifferenza e di silenzio. Sentiamo il bisogno e il dovere di gridare la
nostra indignazione e il nostro dolore. Nostro, infatti, è il dovere di educare
le giovani generazioni ai princìpi
più autentici della democrazia,
alla ricerca e alla
costruzione di un bene comune, al
senso di giustizia e verità,
nella strenua difesa dei diritti umani. E questo vogliamo fare, né più né meno, nel piccolo delle
nostre aule, ogni giorno, guardando negli occhi i nostri allievi e le nostre
allieve senza paura di dover mentire o tradire la nostra coscienza, ma cercando
di rispondere ad un bisogno sempre crescente di comprendere l’incomprensibile,
di fronte all’incapacità di accettare, in silenzio, quanto sta succedendo. E davanti a tanto omertoso
silenzio non possiamo, e non vogliamo, rimanere muti ed inermi, complici
di un genocidio ormai prossimo al suo atto finale.
Le richieste
Chiediamo pertanto l’invio di aiuti umanitari verso i territori palestinesi
e la pressione sul governo di Israele affinché riapra i corridoi umanitari; la protezione per i partecipanti alla spedizione
umanitaria Global Sumud Flottilla; il riconoscimento dello stato di Palestina da parte della
Confederazione Svizzera; una chiara e decisa condanna da parte del governo
svizzero nei confronti delle politiche genocidarie di Israele in Palestina; l’adozione di sanzioni, anche economiche, da parte della
Svizzera verso lo stato di Israele.

