Giulia Petralli
L’eterno rinvio
Redazione
21.09.2026 10:48

Foto: © CdT/Gabriele Putzu
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
L’estate di quest’anno si sperava potesse essere l’ultimo
scossone necessario a responsabilizzare chi ancora non avesse compreso
l’urgenza di agire a favore del clima. Un’estate di caldo eccezionale e
territori sofferenti avrebbe dovuto ricordarci che la crisi climatica è una
realtà che già condiziona le nostre vite. Eppure, è bastata la prima cruciale
occasione, caduta proprio in un settembre anomalo, per far vacillare queste
speranze.
La discussione sul Piano energetico e climatico cantonale
(PECC) in Gran Consiglio si è conclusa con una profonda delusione per chi si
batte per una transizione energetica seria e una protezione del clima efficace.
Il Piano è stato approvato, ma il progetto già insufficiente in partenza, è
stato prima ridimensionato in commissione e poi è ulteriormente indebolito in
aula, proprio nella parte importante che avrebbe dovuto tradurre gli obiettivi
climatici in misure concrete.
L’approvazione del PECC rappresenta, in sé, un passo
necessario. Dopo oltre un decennio, il Cantone dispone finalmente di un quadro
aggiornato per affrontare la transizione energetica, promuovere le energie
rinnovabili, migliorare l’efficienza, ridurre le emissioni e pianificare l’adattamento
al clima ormai già cambiato.
Tuttavia, la revisione della Legge cantonale sull’energia,
uno degli strumenti fondamentali per attuare il PECC, è uscita dall’aula
profondamente indebolita rispetto alla proposta del Consiglio di Stato. Sono
stati stralciati gli obblighi di installazione di impianti fotovoltaici sugli
edifici esistenti in caso di rifacimento o risanamento sostanziale del tetto e
sui grandi edifici con superficie a partire da 300 metri quadrati. È rimasto
l’obbligo per i nuovi edifici, peraltro già in vigore, ma con possibilità di
deroghe. Tutto quello che avrebbe potuto incidere in maniera significativa e
più o meno rapida è stato eliminato o edulcorato.
Anche sul fronte dei riscaldamenti basati su fonti fossili
il progetto ha perso incisività. L’ipotesi di introdurre una scadenza per
sostituire gli impianti alimentati da fonti fossili era già stata eliminata in
Commissione. Senza obiettivi temporali chiari, la transizione verrà
continuamente rinviata.
Nel complesso è sostanzialmente inutile approvare obiettivi
importanti per il 2050 e, contemporaneamente, indebolire o togliere le misure
per raggiungerli.
E allora, cosa rimane del PECC? Rimangono un Piano
approvato, qualche piccolo passo in avanti e obiettivi che continueremo a
difendere. Ma rimangono anche obblighi e strumenti cancellati, e un’occasione
decisiva persa. Tra qualche settimana, anche il caldo eccezionale di
quest’estate sarà per molti un ricordo lontano. Ma se non avremo il coraggio di
recuperare ciò che ancora una volta la maggioranza ha deciso di accantonare,
rischiamo che questa decisione sarà ricordata come l’occasione mancata proprio mentre
il clima ci chiedeva di agire.
Giulia Petralli, deputata Verdi del Ticino

