Lorenzo Quadri
Le istituzioni ticinesi prendano posizione contro il pedaggio al Gottardo
Redazione
06.06.2023 10:22

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Sotto le cupole federali si torna a parlare
dell’introduzione di pedaggi al San Gottardo. Si prende atto che parlamentari
della Svizzera tedesca utilizzano senza remore il Gottardo per farsi marketing
elettorale “in casa”, ai danni del Ticino e dei ticinesi.
L’eventuale pedaggio renderebbe il nostro l’unico Cantone
raggiungibile in autostrada dal resto della Svizzera solo pagando un balzello.
Ben si comprende che questa situazione già dal profilo del principio non sta in
piedi. Si tratta di una chiara violazione della coesione nazionale nonché del
federalismo. I ticinesi dovranno pagare un pedaggio per recarsi nel resto della
Svizzera; gli altri svizzeri dovranno pagare un pedaggio per raggiungere il
Ticino. La favoletta delle eccezioni resterà, appunto, una favoletta.
E’ il colmo: da sud entrano nel nostro Cantone decine di
migliaia di frontalieri uno per macchina. Senza né versare pedaggi, né prenotare orari
d’entrata. A Berna di questo nessuno si preoccupa. La libera circolazione delle
persone genera code chilometriche in Ticino tutti i santi giorni: non solo in
occasione di qualche weekend più o meno lungo. E per questa situazione possiamo
ringraziare gli stessi politici che ora promuovono pedaggi al Gottardo
argomentando con il “traffico”.
Tra parentesi, l’introduzione di un sistema di prenotazione
dei passaggi al Gottardo renderebbe necessaria pure la creazione di aree di sosta: dove e come si
pensa di realizzarle? Asfaltiamo la Leventina?
L’unico pedaggio che sarebbe concettualmente sensato è
quello per i veicoli stranieri che attraversano la Svizzera in transito
parassitario. Vale a dire, quelli che partono da un paese estero per
raggiungere un altro paese estero, senza generare indotto sul nostro
territorio, ma creando solo traffico ed inquinamento. In questi casi, si
potrebbe addirittura rilanciare e proporre un divieto di transito. Ma questa
ipotesi è realistica? No: gli accordi bilaterali con l’UE la escludono.
Il pedaggio al Gottardo costituirebbe evidentemente una
tassa sul turismo e sulla piazza economica ticinese. Oltre ad essere profondamente anti-elvetico:
una sorta di ritorno al tempo in cui eravamo baliaggio.
A qualcuno verrebbe in mente di introdurre un balzello per
l’ingresso nei Cantoni di Berna o Zurigo,
argomentando con le code in autostrada durante alcuni fine settimana?
Certamente no.
E’ poi ovvio che la conseguenza più immediata del pedaggio
sarebbe la deviazione del traffico sulle strade dei passi, e quindi nei centri
abitati. Rispettivamente, sul San Bernardino.
C’è quindi da sperare, e da attendersi, che dal Ticino
arriverà una presa di posizione forte contro un balzello che vuole trasformarci
in un Cantone di serie B.
Deputazione ticinese a Berna e Consiglio di Stato devono far
sentire la propria voce. Ma anche una dichiarazione del Canton Grigioni (che
rischia di andarci di mezzo causa) sarebbe benvenuta.

