MPS
Le elezioni cantonali svoltano a destra
Redazione
06.04.2023 12:49

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A metà dello scorso
mese di luglio, l’MPS – anche facendo seguito ad un incontro informale con i
Verdi al quale questi ultimi avevano invitato anche il presidente del PS per
uno scrupolo di trasparenza – inviava una proposta formale a Verdi e PS nella
quale si proponeva “la costituzione di liste comuni con PS e Verdi
sia per il Consiglio Stato che per il Gran Consiglio”.
Si trattava di una
proposta sostanzialmente nuova da parte dell’MPS, che partiva dall’ipotesi di
un “cambiamento di periodo” in un
contesto come il nostro, in termini elettorali, “caratterizzato da una
verosimile avanzata elettorale della destra”. Uno scenario già in atto in altre realtà europee, così
come in altri Cantoni, come hanno confermato le recenti elezioni a Ginevra e
Lucerna.
L’MPS individuava
nella sua analisi una serie di punti attorno ai quali costruire non solo
un’alleanza elettorale, ma un fronte sociale fondato sul tentativo
di mobilitare i salariati e le salariate, i giovani e le donne per rispondere
alla crisi economica e sociale, ai problemi posti dal riscaldamento globale,
alle discriminazioni sessuali e di genere, nonché opporre una forte resistenza
ai venti di guerra.
L’MPS
chiedeva un cambiamento di paradigma
rispetto alla logica governativa seguita dal PS, facendo notare come “Il sistema elettorale ticinese favorisce la presenza in governo
anche di forze che hanno una base elettorale modesta. L’obiettivo di questo
sistema, è evidente a tutti, è l’integrazione delle forze politiche e il loro
coinvolgimento in una politica di concertazione che permetta la stabilità e la
continuità del sistema di governo.
Ma questo sistema non può condannare al perseguimento di una
politica di collaborazione con partiti che rappresentano gli interessi del
capitale; la presenza in governo non significa l’impossibilità di continuare a
svolgere un lavoro di radicale opposizione sia in seno allo stesso governo che
in Parlamento, un’opposizione – pubblica e chiara – fondata su un programma
preciso”.
La risposta a quella
nostra proposta fu immediatamente negativa. In poche parole, il PS e i Verdi
spiegavano che la loro unione era un progetto strategico che si inseriva
nell’ambito della costruzione di rapporti di forza più ampi in Parlamento per
permettere di dare risposte adeguate ai cosiddetti problemi maggiori che la
popolazione si trova ad affrontare. A questa argomentazione di fondo, si
aggiungevano altre considerazioni quali, ad esempio, il fatto che, al limite,
avrebbe potuto entrare in linea di conto un’alleanza per il governo, ma non per
il Gran Consiglio, dove, secondo i dirigenti del PS, un pluralismo di liste
(separate) concorrerebbe a rafforzare la sinistra.
In quel momento – Greta
Gysin non aveva ancora sciolto la riserva sulla propria candidatura – il
discorso dominante in seno agli artefici dell’alleanza rosso-verde era ancora
quello di un’elezione che avrebbe portato ad un rafforzamento elettorale sia
del PS che dei Verdi, con la conquista di un seggio in più per ognuno. Se a
quel momento l’ipotesi del raddoppio veniva sempre più spostata a un orizzonte
di medio termine, è anche vero che nella prima parte dell’anno, a più riprese
si erano susseguiti appelli “al raddoppio”.
Da allora sono passati
diversi mesi, le elezioni cantonali si sono tenute lo scorso fine settimana con
l’esito che conosciamo. Vediamo di analizzarlo.
Un rafforzamento del centro destra
In termini di seggi
assistiamo ad un sicuro rafforzamento del centro destra. Non nel senso
tradizionale del termine (per cui i partiti come il Centro e il PLRT sarebbero
il centro e Lega e UDC la destra). Basterebbe guardare i programmi di questi
partiti per rendersi conto che la loro impostazione fiscale, ambientale e
persino sociale guarda chiaramente a destra per PPD-Il Centro e PLRT e
all’estrema destra per Lega e UDC. Alcuni di questi partiti escono indeboliti
dalle elezioni, con la perdita di 2 seggi per il PLRT e di 4 per la Lega,
perdite non compensate dalla marcia sul posto del Centro e dalla crescita di 2
seggi per l’UDC.
Ma se questa destra si è
complessivamente indebolita, a suo sostegno sono arrivate nuove forze politiche
che, sicuramente, si pongono in una prospettiva liberale di centro destra. Così
i due seggi persi dal PLRT sono sicuramente compensati da un altro partito
liberale, seppur spruzzato di verde: alludiamo ai Verdi liberali che
rivendicano il loro attaccamento ad un’economia liberale, moderata dalla
preoccupazione per l’ambiente. Nella stessa prospettiva si pongono il movimento
HelvEthica che, pur criticando il governo per la gestione a loro avviso
antidemocratica del COVID (arrivando, in una prospettiva a volte
complottistica, a negarne l’esistenza), su tutta una serie di questioni appaiono
sicuramente un partito situato a destra.
Per quanto riguarda Avanti, esso appare come una sorta di versione ticinese di
un progetto stile Matteo Renzi, un orientamento fondato su una visione liberale
del mondo economico (con la indiscutibile centralità dell’impresa) che dovrebbe
essere temperata, nei suoi eccessi e nelle sue “storture*, da un’adeguata
politica sociale. Una variante di “destra” del classico discorso
social-liberale.
“Partiti rispettabili”
La collocazione di questi nuovi partiti approdati in Gran Consiglio ha già
avuto come conseguenza una modifica del discorso dei partiti maggiori. Certo,
resta la prospettiva di un cambiamento delle regole (dalla quota di sbarramento
all’adozione di un sistema maggioritario), ma si è già capito che essi potrebbero
benissimo essere integranti nei gironi dei vari partiti maggiori, contribuendo
così al rafforzamento dei diversi schieramenti. Vanno in questo senso le
dichiarazioni sulla “dignità” che avrebbero tutti i partiti minori presenti in
Gran Consiglio (tranne, evidentemente, l’MPS…) e sulla possibilità di integrare
questi nuovi partiti nel dibattito parlamentare, magari aprendo loro la
partecipazione alle commissioni parlamentari. Ricordiamo a questo proposito
che, all’inizio della scorsa legislatura, una proposta presentata dall’MPS (e
concordata con gli altri partiti non facenti gruppo) affinché ognuno di questi
partiti fosse rappresentato in almeno una commissione, era stata chiaramente
respinta da quegli stessi partiti che ora fanno questi discorsi.
La novità, come abbiamo
detto, è il posizionamento politico di queste forze che con la loro presenza,
come riconoscono anche analisti indipendenti, hanno spostato chiaramente a
destra l’asse politico del Parlamento. Come constata il politologo Andrea Pilotti
“con l'elezione dei due deputati di
HelvEthica e di due (in più) dell'UDC abbiamo chiaramente uno spostamento verso
il centro-destra".
E già in questi primi giorni successivi alle elezioni non mancano le
rivendicazioni di vicinanza a questi partiti minori da parte dei maggiori (a
conferma della nostra analisi): significativa quella di Dadò nei confronti di
Avanti e di HelvEthica e quella del presidente del PLRT nei confronti dei Verdi
Liberali: tutti ben disposti ad accettare questa corte.
Il voto a sinistra
Non vi sono dubbi che
l’alleanza rosso-verde (PS-Verdi) sia la grande sconfitta, unitamente alla
Lega, di queste elezioni. Non solo per il risultato oggettivo rispetto alle
elezioni del 2019 (un seggio in meno a testa, una flessione di oltre il 2,5% in
termini di voti operil Gran Consiglio), ma rispetto alle prospettive e le
attese annunciate da questa alleanza. E se è vero che, a partire da metà dello
scorso anno, la surreale prospettiva del raddoppio della presenza in Consiglio
di Stato ha cominciato ad essere rinviata a un indefinito medio-lungo termine,
è anche vero che obiettivi importanti ed ambiziosi erano stati annunciati: un
seggio in più per ognuna delle due forze alleate e il superamento della barra
del 20%.
A tutto ciò si deve
aggiungere, cosa non secondaria per un partito fortemente orientato alla
ricerca di soluzioni nell’ambito parlamentare, la perdita di un seggio nelle
commissioni, nelle quali l’accoppiata PLRT-Il Centro riconquista la maggioranza
assoluta e un certo controllo dello sviluppo dell’azione parlamentare.
Hanno invece tenuto dal punto di vista elettorale le forze che si pongono a
sinistra di questa alleanza rosso-verde, anche se complessivamente i seggi sono
passati da 5 a 4 (perde un seggio la lista MPS-POP del 2019 e conferma i due
seggi la lista PC-POP del 2023).
Nel 2019 la lista MPS-POP aveva ottenuto il 2,4 % dei voti,
conquistando due seggi con quoziente
pieno e, in modo un po’ fortunoso, un terzo seggio con un resto assai piccolo
(sicuramente eravamo sovra-rappresentati). Il PC aveva totalizzato l’1,23% dei
voti e due seggi, uno dei quali conquistato con un resto ancora più piccolo di
quello che aveva permesso alla lista MPS-POP di ottenere il terzo seggio: in
questo caso addirittura una situazione di iper-rappresentatività rispetto alla
reale forza elettorale.
Un raffronto complessivo sulle percentuali di voto conferma questa
interpretazione. Infatti, la somma dei voti di MPS-POP e PC nel 2019
corrispondeva al 3,63%; oggi, seppur con alleanze diverse, queste due liste
totalizzano il 3,62% dei voti, una percentuale identica quasi al centesimo.
Naturalmente, come già detto, una configurazione diversa delle alleanze ha
avuto come esito la perdita di un seggio.
Oggi l’MPS – da solo,
poiché il POP ha, di propria iniziativa, abbandonato l’alleanza con l’MPS a
favore di quella con il PC – totalizza l’1,7% dei voti (-0,7%) conquistando due
seggi. La lista PC-POP totalizza l’1,94% dei voti (+0,7%) e pure due seggi. La
perdita dell’MPS dello 0,7% corrisponde, di fatto, alla forza elettorale del
POP, portata in dote al questa volta al PC.
Molte compagne e compagni che ci hanno sostenuto in
questa campagna e che normalmente ci sostengono nelle nostre attività ci hanno
significato una certa “delusione” per il fatto che l’enorme lavoro che
svolgiamo (non solo e non tanto in Gran Consiglio, ma nelle numerose attività –
nei movimenti sociali di vario genere, nonché nelle battaglie che conduciamo e
che, a volte si traducono anche in campagne referendarie) non si traduca poi in
consenso elettorale, e questo malgrado l’MPS sia riuscito a mantenere due
seggi. Non vi sono dubbi che, al di là dei calcoli sui risultati elettorali,
l’MPS non abbia sostanzialmente aumentato la propria forza elettorale.
Sono osservazioni sulle quali riflettere e che faranno l’oggetto di un prossimo
articolo.
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