Christian Fini
L’autostrada ci ha diviso
Redazione
22.01.2023 13:38

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Forse
c’è chi fatica ad ammetterlo e può suonare strano sentirlo, ma in questi
decenni l’autostrada ci ha diviso. Il collegamento che ci ha permesso di essere
più veloci nei nostri spostamenti e più capillari, ha diviso il territorio ticinese
e noi stessi.
Spesso
ci dimentichiamo che i progetti globali andrebbero caratterizzati dalle particolarità
locali di un territorio. Nel nostro caso però, nel corso degli anni ben poco è
stato fatto. E così ci ritroviamo con una lingua di cemento lunga ben cento
chilometri, altamente trafficata, che sferza il nostro Cantone, senza che
nessuno nel corso degli ultimi decenni abbia mai pensato a misure concrete per
il suo inserimento nell’ambiente circostante.
Sia
chiaro, l’autostrada come altri assi viari è importante e non va demonizzata.
Certo è che da Airolo a Chiasso diverse porzioni di
territorio pregiato potrebbero essere riunite e restituite alla popolazione, al
settore agricolo, allo svago, attraverso delle coperture parziali dell’A2.
Progetti questi che a Nord della Alpi e nei paesi vicini come Germania, Olanda
e Danimarca sono usuali da diversi anni, già in fase di progettazione, poiché
sono proprio le Amministrazioni a richiedere un inserimento sostenibile delle
infrastrutture stradali.
Interventi di questo tipo permetterebbero di ridare maggiore
qualità di vita alla popolazione ticinese, nuove aree di svago, ma anche un
nuovo concetto e visione di territorio. Poiché credo e auspico che il nostro
Cantone, non può essere unicamente contraddistinto da un lungo serpente di fari
che da mattina a sera lo sferzano.
Ricordiamoci che, sono sempre di più le persone che in Ticino
decidono di mettere radici in aree caratterizzate da una maggiore qualità di
vita, e che investimenti e realizzazioni di questa portata, potrebbero essere
un vero e proprio motore per l’economia e il settore delle costruzioni
ticinesi, in un periodo contraddistinto dalla pandemia e dal recente conflitto
bellico.
Quindi che fare? Di progetti per la valorizzazione del
territorio in Ticino ne abbiamo sentito parlare spesso, anche con parole e
slogan roboanti, con l’intento di parlare alla pancia delle persone. Si
stipulano lettere d’intenti, convenzioni, e poi? Per la più parte delle volte rimangono
impolverati nei cassetti di non meglio precisati uffici federali, perché prima
di tutto manca la determinazione e la volontà politica.
È arrivato il momento di cambiare questa modalità. Non possiamo
farci superare dagli eventi né tantomeno esserne in balia. Dobbiamo avere una
visione lungimirante, dare un’impronta a questo Cantone e impegnarci sin d’ora per
un futuro sostenibile e per una maggiore qualità di vita per noi stessi e per
chi verrà dopo di noi.
Quanto sarebbe bello poter chiudere gli occhi vicino
all’autostrada nel Basso Mendrisiotto, nella valle del Vedeggio, in Riviera, o
in Alta Leventina, e riaprendoli poter vedere al posto di un serpente di fari,
un’area di svago dove fare sport o passeggiare. Tutto ciò non è utopico ma
fattibile, ci vuole volontà, serietà e determinazione. Partiamo da qui!
Christian Fini
Presidente PLR Gravesano e candidato al Gran Consiglio

