Fabio Monti
L’ansia da prestazione dell’UDC
Redazione
16.09.2026 12:13

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C’è
una forma curiosa di ansia, in politica: quella di dover spiegare continuamente
non soltanto chi si è, ma soprattutto chi non sono gli altri. Nel
rapporto tra UDC e PLR ticinesi, negli ultimi tempi, se ne intravede qualche
traccia. Prendiamo
il Piano energetico e climatico. Il PLR contribuisce a ridimensionarlo, facendo
cadere alcuni degli obblighi più discussi sul fotovoltaico, e infine lo
approva. L’UDC sceglie invece il no. Due
strategie diverse. Nulla di scandaloso.
Poi
arriva il comunicato: «PLR e Centro scelgono il fronte rosso-verde». Curioso.
Perché pochi mesi prima, sulla neutralizzazione delle stime immobiliari, la
stessa UDC celebrava il successo del «fronte borghese – UDC, Lega, PLR e
Centro». La
bussola sembra dunque avere una regola semplice: il PLR è borghese quando vota
con l’UDC e diventa rosso-verde quando non lo fa.
Forse,
però, il PECC è soltanto il pretesto. La vera questione è lo spazio politico. A
giugno l’UDC annunciava una lista propria per il Consiglio di Stato dopo il
mancato accordo con la Lega. A settembre ha approvato il progetto di una «casa
comune» del centrodestra. La Lega ha aperto alla discussione. Fusione, alleanza
o qualcosa di diverso: il finale è ancora da scrivere.
Ma
quando due case pensano di unirsi, prima o poi devono decidere dove passa il
confine con il vicino. E
quel vicino si chiama PLR. È
legittimo. Se Lega e UDC vogliono costruire un nuovo spazio comune, dovranno
spiegare perché la loro proposta sia diversa da quella liberale radicale.
Il
rischio nasce quando un’identità comincia a definirsi meno per ciò che propone
e più per la distanza che prende dagli altri. Forse
è questa l’ansia da prestazione politica: il bisogno di dimostrare
continuamente di essere i più autentici del proprio campo.
Il
PECC, in fondo, racconta due modi diversi di intendere la politica. L’UDC ha
scelto di respingerlo. Il PLR di modificarlo e poi approvarlo. Si può preferire
l’una o l’altra strada. Ma prima delle etichette resta una domanda molto
concreta: che
cosa hai cambiato?
Perché
la politica non è un concorso di purezza. Avere ragione da soli può dare
soddisfazione; trasformare un’idea in una decisione richiede invece di
convincere anche qualcuno che la pensa diversamente.
È il
mestiere del Parlamento. Se
bastasse guardare chi vota con chi per stabilire l’identità di un partito, in
Gran Consiglio avremmo deputati che cambiano ideologia diverse volte nella
stessa seduta.
La
possibile «casa comune» Lega-UDC avrà quindi davanti una sfida più interessante
che misurare la distanza dal PLR: spiegare quale Ticino vuole costruire. Sul
lavoro, sul fisco, sull’energia, sui rapporti con Berna, sul ruolo dello Stato
e sulla responsabilità individuale.
È lì
che dovrebbe svolgersi la competizione.
Perché
una casa politica solida non ha bisogno di spegnere la luce del vicino per
sembrare più luminosa. Deve
avere qualcosa da mostrare quando apre la porta.
Fabio
Monti, Presidente
PLR Distretto di Lugano

