Giovanni Albertini
La vita ridotta a un dossier
Redazione
14.03.2026 12:45

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In questi giorni, dopo aver presentato
un’interrogazione sull’assicurazione invalidità e su alcuni meccanismi del
nostro sistema sociale, abbiamo ricevuto molti messaggi. Molti più di quanti ci
aspettassimo.
Non sono solo persone che chiedono
informazioni. Sono persone che chiedono aiuto.
C’è chi aspetta una decisione da mesi, chi
vive con l’angoscia di una lettera che può cambiare tutto e chi, semplicemente,
non sa più a chi rivolgersi.
Sono storie vere. Storie di persone che
cercano di far valere i propri diritti mentre affrontano già momenti molto
duri: una malattia, un infortunio, la perdita del lavoro, una depressione che
rende ogni giorno una fatica.
In questi momenti fragili può accadere
qualcosa di paradossale: il destino di una persona dipende da una decisione
presa dietro una scrivania. Un sì o un no, una firma, una perizia. E quella
decisione arriva quando qualcuno è già al limite delle proprie forze.
Il problema non è che lo Stato controlli. È
giusto che lo faccia. Il problema nasce quando tutto diventa solo procedura:
quando le persone diventano pratiche, quando i dossier prendono il posto delle
storie e quando il lato umano scompare.
Quando una persona ti chiama piangendo al
telefono, capisci che qualcosa non funziona.
Stiamo ascoltando storie di persone che non
riescono più a lavorare dopo un infortunio, di persone che combattono contro la
depressione, di persone che hanno inviato centinaia di candidature senza
ricevere risposta.
Troppo spesso queste persone finiscono per
passare da un sistema all’altro: malattia, disoccupazione, assicurazione
invalidità, assistenza sociale. Un percorso complicato anche per chi sta bene,
figuriamoci per chi sta già male.
È anche per questo che noi di Avanti con
Ticino&Lavoro stiamo lavorando a una proposta per migliorare il
coordinamento tra i diversi sistemi di protezione sociale. Non parole, ma fatti
concreti.
Perché nessuno dovrebbe perdersi tra
uffici, perizie e procedure. Uno Stato sociale dovrebbe accompagnare le persone
quando la vita si rompe. Dovrebbe aiutarle a rialzarsi e a uscire dallo stato
di bisogno, non spingerle ancora più in basso con procedure incomprensibili e
decisioni che arrivano quando sono già allo stremo.
Perché dietro ogni dossier c’è una persona.
E quella persona merita ascolto, rispetto e
dignità.
Giovanni Albertini, deputato Avanti con
Ticino&Lavoro

