Carlo Zoppi
La tentazione del denaro facile e immediato
Redazione
18.05.2026 11:35

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Se qualcuno
chiedesse perché a Lugano non si riescono a creare accessi o nuove passeggiate
sul lungolago, la risposta più sincera sarebbe che, all’inizio del Novecento, i
luganesi e le rispettive autorità vendettero le rive ai privati, attratti
probabilmente da guadagni facili e immediati. Oggi il Lago di Lugano è lo
specchio d’acqua più privatizzato della Svizzera.
Purtroppo,
questa mentalità non ha mai veramente abbandonato la Città e si riscontra
ancora oggi nella strategia di risanamento delle finanze comunali, in
particolare per quanto riguarda la vendita di parti del patrimonio immobiliare
pubblico.
Già oggi
Lugano figura tra le città più «private» della Svizzera, con una quota di
patrimonio immobiliare pubblico tra le più basse. Secondo uno studio del 2021
basato sui dati del Registro federale degli edifici e delle abitazioni (REA),
solo circa il 3,6% degli edifici cittadini si trova su fondi pubblici, contro
una media dell’11,4% nelle città svizzere.
La
situazione finanziaria della città non è nuova ed è certamente da prendere sul
serio, ma non appare così critica da giustificare misure drastiche e intempestive,
come la vendita significativa del patrimonio immobiliare di pregio.
Intendiamoci, non è sbagliato prendere in mano la lista dei beni e valutare se
ci siano dei beni superflui alienabili. Ma questo dovrebbe essere fatto con
discernimento e valutazione caso, per caso e soprattutto senza la fretta di
incassare con il rischio di fare un cattivo affare.
Non bisogna nemmeno
illudersi su chi acquisirebbe questi beni: difficilmente si tratterebbe di
attori locali o confederati, mentre è più verosimile che finiscano per sempre nei
portafogli di fondi di investimento internazionali, poco interessati alla
realtà e alle esigenze della popolazione.
Fa
riflettere anche il fatto che, nella propria strategia di rientro, il Municipio
non consideri seriamente alternative come la ristrutturazione degli immobili
per destinarli alla locazione o alla concessione di diritti di superficie,
mantenendone la proprietà e generando entrate ricorrenti nel tempo. Ciò
alimenta il sospetto di una volontà di ottenere liquidità nel più breve tempo
possibile.
Questa
mentalità rischia di essere dannosa sul lungo periodo. Evitiamo di ripetere
l’errore storico della vendita delle rive e manteniamo i luganesi proprietari
del loro patrimonio.
Carlo Zoppi - Consigliere
comunale «La Sinistra»

