Fabio Monti
La politica non è un bancomat
Redazione
25.09.2026 09:00

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Ottantacinque
franchi in più al mese per ogni figlio. Da 215 a 300. Il PS lancia la proposta
e il messaggio arriva immediatamente: più soldi alle famiglie.
Chi
potrebbe essere contrario ad aiutare una famiglia?
La
domanda, però, è sbagliata.
Quella
giusta è: come vogliamo aiutarla?
Perché
tra promettere un assegno e costruire una politica familiare seria passa tutta
la differenza tra uno slogan elettorale e una visione della società.
Il
denaro che la politica distribuisce non nasce nelle casse dello Stato. Prima è
stato prodotto da qualcuno: da una lavoratrice, da un artigiano, da un'impresa,
da un professionista. Anche gli assegni familiari hanno un costo reale,
sostenuto attraverso un sistema di contributi sulla massa salariale.
Questo
non significa che non si debba spendere. Significa il contrario: proprio perché
ogni franco ha un valore, abbiamo il dovere di spenderlo bene.
Ed è
qui che deve emergere una concezione liberale dell'economia e della politica
sociale.
Essere
liberali non significa dire automaticamente no a un aiuto. Non significa
lasciare sola una famiglia in difficoltà, voltarsi dall'altra parte davanti a
chi perde il lavoro o pensare che il mercato possa risolvere qualsiasi
problema.
Una
società libera deve essere anche solidale.
Ma
una solidarietà duratura ha bisogno di un'economia capace di produrre le
risorse necessarie a sostenerla. Prima di annunciare una nuova prestazione
permanente servono allora alcune domande molto poco spettacolari, ma
tremendamente importanti: quanto costa? Chi la finanzia? Quali riforme la
rendono sostenibile?
Altrimenti
entriamo nella politica del bonus: si individua un problema reale, gli si
associa un assegno facilmente comunicabile e si rimanda a domani la discussione
sulle coperture.
Il
Ticino ha bisogno di un metodo diverso.
Prima
guardiamo dentro la macchina pubblica. Rivediamo ciò che non funziona, o
funziona solo in parte. Semplifichiamo strutture e procedure. Fissiamo delle
priorità. Creiamo condizioni migliori per chi investe, lavora e assume.
Poi
restituiamo ai cittadini le risorse che siamo riusciti a liberare.
E
qui sta un punto fondamentale: un liberale non deve necessariamente proporre un
franco meno del socialista. Può proporne anche uno in più.
Se
attraverso riforme serie e conti sostenibili possiamo aiutare maggiormente le
famiglie, facciamolo.
Trecento
franchi? Bene, se sono sostenibili. Se possiamo permettercene 301, diamone 301.
Ma
quel franco in più deve essere guadagnato prima di essere promesso.
È
questa la differenza.
Non
una gara a chi spende meno, ma una competizione a chi amministra meglio.
Non
mi interessa sapere se un assegno sia di destra o di sinistra. Mi interessa
sapere se serve davvero, se raggiunge chi ne ha bisogno, se il sistema limita
gli abusi e, soprattutto, se possiamo continuare a finanziarlo non soltanto
nell'anno delle elezioni, ma anche fra dieci anni.
Perché
le famiglie non possono diventare il pubblico di un'asta elettorale nella quale
i partiti alzano la paletta: 250, 300, 350 franchi.
Qualcuno,
alla fine, quell'asta deve pagarla.
E
troppo spesso quel qualcuno è proprio il cittadino al quale avevamo appena
promesso di dare una mano.
Fabio
Monti, Presidente
PLR distretto di Lugano

