Jean-David Ponci
La polemica sulla mostra dell’ASPI «Sono unico e prezioso»: non solo un problema di contenuti, una questione di fiducia!
Redazione
14.05.2026 09:45

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Da anni, la mostra Sono unico e prezioso si
propone di proteggere gli alunni della scuola primaria dagli abusi sessuali. Un
obiettivo di per sé ineccepibile, anzi lodevole.
Nel 2025, però, la mostra è stata all’origine di diversi articoli, di una
raccolta di firme e addirittura di un atto parlamentare, che avevano in comune
la medesima preoccupazione: osservare come la prevenzione degli abusi si
intrecciasse con temi discutibili e parzialmente non adatti ai bambini di
scuola elementare. Insinuare, ad esempio, nei bambini di questa età dubbi e
prospettive di fluidità di genere attraverso la presentazione di un nuovo
personaggio, Kay, non serve direttamente alla prevenzione degli abusi.
Inoltre, temi sensibili — come quello della fluidità
di genere, pur comprensibile nel contesto adulto — finiscono per minare la
fiducia tra scuola e una parte dei genitori, pilastro irrinunciabile di ogni
percorso educativo.
Alcuni elementi sollevano interrogativi. La mostra viene sempre presentata ai genitori durante
una serata informativa, ma questi potranno visitarla unicamente dopo che l’avranno
già vista i loro figli. L’accesso è limitato: gli adulti non genitori non possono
visitare la mostra. È quanto è stato riferito al comitato di AIAP-TICINO (Alleanza
per un’Infanzia e un’Adolescenza Protette) https://aiap-ticino.ch/. Si deplora anche il fatto che ad alcuni genitori è
stato negato l’esonero dei loro figli dalla visita alla mostra, mentre in certe
scuole l’esonero è stato concesso.
Se tutto ciò non bastasse a evidenziare un problema
nel dialogo tra scuola e famiglie, vale la pena ricordare quanto stabilisce il
testo di riferimento in materia di diritti umani. L’articolo 13 del Patto
internazionale sui diritti economici, sociali e culturali — ratificato dalla
Svizzera ed entrato in vigore nel 1992 — afferma: «Gli Stati Parti del presente
Patto si impegnano a rispettare la libertà dei genitori […] di curare l’educazione
religiosa e morale dei figli in conformità alle proprie convinzioni».
Affinché di fronte alle questioni più delicate
dell’educazione morale, la libertà dei genitori sia davvero rispettata, sarebbe
opportuno gestire in altro modo la presentazione della mostra agli alunni,
permettendo per esempio ai genitori di vederla prima dei loro figli (o
perlomeno con loro) oppure rendendo facoltativa la visita, eventualmente fuori
dall’orario scolastico … Tutto ciò per fugare ogni sensazione che la scuola veicoli
informazioni e valori prescindendo dal consenso informato dei genitori!
Jean-David Ponci per AIAP-TICINO

