Diego Baratti
La neutralità non può essere flessibile
Redazione
21.09.2026 14:57

Foto: © KEYSTONE/Alessandro della Valle
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Cosa può essere
flessibile? Il DJ, quando a mezzanotte qualcuno gli chiede di cambiare musica:
adattarsi alla sala è il suo mestiere. Flessibili sono certi materiali, e per
fortuna: un grattacielo oscilla nel vento proprio per non spezzarsi. Flessibile
può essere un orario di lavoro, con vantaggio dell'azienda e del collaboratore.
In questi casi la flessibilità è una virtù.
Proviamo però con un
altro esempio: una relazione flessibile. Cosa vuol dire? Che c'è quando fa
comodo. Che le regole valgono finché non costano nulla. Che l'altro non sa mai
davvero su cosa può contare. Nessuno la considererebbe una qualità: si chiama, più
semplicemente, inaffidabilità.
La neutralità
appartiene a questa seconda categoria. Non è un materiale, è una promessa fatta
a tutti gli altri Stati. E una promessa che si adatta alle circostanze smette
di essere una promessa.
Il 27 settembre
votiamo sull'iniziativa per la neutralità. Il testo chiede di iscrivere nella
Costituzione ciò che molti svizzeri credono già scritto: che la nostra
neutralità è permanente e armata, che non aderiamo ad alleanze militari, che
non partecipiamo agli scontri fra Stati terzi. Nulla di rivoluzionario: è la
Svizzera che conosciamo.
Negli ultimi anni,
però, la prassi è cambiata a piccoli passi, caso per caso, senza che il popolo
sia mai stato chiamato a esprimersi. Ogni volta con una buona ragione, ogni
volta sotto una pressione esterna. È così che nasce la «neutralità flessibile»:
un'etichetta elegante per dire che a decidere è qualcun altro.
Il costo non è
teorico. La credibilità dei buoni uffici - Ginevra, la Croce Rossa, i negoziati
che nessun altro può ospitare - si regge su un presupposto: che entrambe le
parti ci riconoscano come un partner affidabile e superpartes. Vale anche per
la nostra economia d'esportazione, che vive di mercati in ogni continente e ha
bisogno di un Paese prevedibile alle spalle.
Non si tratta di
isolamento. L'iniziativa mantiene le sanzioni dell'ONU e le misure contro
l'elusione: la Svizzera non diventa la porta di servizio di nessuno. Non tocca
l'esercito, che anzi della neutralità è il presupposto. E lascia aperta la
collaborazione nel caso in cui gli attaccati fossimo noi.
Resta la domanda
iniziale. La flessibilità lasciamola al DJ, ai materiali, agli orari di lavoro.
Alla neutralità chiediamo il contrario: che sia sempre la stessa, soprattutto
quando costa.
Diego Baratti, vicepresidente UDC Ticino

