Lorenzo Quadri
La neutralità non è un accessorio: è la Svizzera
Redazione
24.09.2026 10:57

Foto: ©Chiara Zocchetti
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La neutralità della Svizzera non è una questione di destra o
di sinistra. Il 27 settembre i cittadini saranno chiamati a decidere sulla
linea del nostro Paese per il futuro: vogliamo continuare a essere una Svizzera
credibilmente neutrale, oppure siamo pronti a rottamare uno dei capisaldi della
sicurezza, della prosperità e del ruolo internazionale del nostro Paese?
La neutralità non è una tradizione folcloristica né un
orientamento politico passeggero da modificare a seconda delle circostanze. È
uno status riconosciuto dal diritto internazionale. E soprattutto è uno degli
elementi fondanti della Svizzera, insieme alla democrazia diretta, al
federalismo, all’indipendenza, alla libertà e al principio di milizia.
Nel bieco tentativo di denigrare l’iniziativa in votazione,
la sinistra la bolla come «putiniana». L’iniziativa non c’entra nulla con
Putin, né con altri. Riguarda solo la Svizzera. La neutralità deve essere
credibile proprio quando le pressioni sono più forti. Neutralità non significa
indifferenza. Come ha scritto l’eminente politologo Wolf Linder, «la neutralità
non è l’assenza di morale, bensì l’assenza di parzialità».
Altra fake news degli avversari: l’iniziativa porterebbe
all’isolamento. E’ vero il contrario. Grazie alla neutralità, la Svizzera ha
costruito nel tempo un ruolo internazionale senza uguali: mediatrice, potenza
protettrice, sede di organizzazioni internazionali e della Croce Rossa. La
Svizzera neutrale è aperta al mondo. Una Svizzera non neutrale – o neutrale a
geometria variabile, che è la stessa cosa – resta intrappolata nella logica dei
blocchi contrapposti. Quindi si chiude. Non solo: viene trascinata nelle guerre
altrui.
Anche sul piano economico, la neutralità consente di
diversificare le relazioni e di ridurre la dipendenza da pochi partner: è un
antidoto alla ricattabilità.
Una neutralità reale, e dunque credibile, necessita di
regole chiare e prevedibili. Non può venire applicata o sospesa a seconda delle
pressioni straniere o dei moralismi «mainstream» del momento.
Una Svizzera neutrale non partecipa alle sanzioni contro gli
Stati belligeranti. Le sanzioni non sono uno strumento di promozione della
pace. Sono una forma di guerra economica. A pagarne il prezzo è la popolazione
civile. Sia quella dei paesi colpiti che quella degli Stati che le decretano.
Se l’iniziativa sulla neutralità venisse respinta, la strada
sarebbe segnata. Le decisioni prese negli ultimi anni dal governo,
dall’amministrazione federale e dalle maggioranze politiche vanno in un’unica
direzione: strisciante adesione alla NATO (oltre che all’UE). Una questione
esistenziale quale la nostra politica di sicurezza verrebbe di conseguenza
delegata ad entità terze che decidono in base ai propri interessi; non certo ai
nostri.
Il 27 settembre non si voterà soltanto sulla neutralità. Si
voterà sulla capacità della Svizzera di decidere autonomamente sul proprio
futuro. Neutralità, sovranità e indipendenza vanno di pari passo. Rinunciare
alla prima significa perdere anche le altre due. Per questo occorre votare Sì
all’iniziativa.
Lorenzo Quadri, consigliere nazionale (Lega dei Ticinesi)

