Levi Morosi
La neutralità è uno strumento politico, usiamolo!
Red. Online
22.09.2026 08:31

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
L’iniziativa
popolare sulla neutralità ha dato vita ad alleanze insolite. La destra
nazionalista e la sinistra comunista sono favorevoli, il centro destra e il
centro sinistra contrari. Quando gli estremi si toccano e il centro si
estremizza, i partiti iniziano ad accusarsi reciprocamente di aver tradito i
propri ideali e il dibattito si trasforma in una tifoseria in cui ogni
argomento è buono per attaccare la controparte. Bisogna però ammettere che, su
un punto, i contrari all’iniziativa hanno ragione: il principio di neutralità –
anche se espresso in modo alquanto vago – è già presente nella Costituzione.
Questo significa
che l’iniziativa non serve a nulla? Niente affatto, ed è proprio questo il
punto centrale da prendere in considerazione quando si parla di neutralità. La
neutralità è uno strumento politico che permette di perseguire scopi diversi.
Non si tratta di inserire i concetti già esistenti nella costituzione ma di
sconfessare l’operato del Governo. In caso di approvazione del testo, le forze
politiche che hanno promosso l’iniziativa, si troverebbero nella condizione di
poter sfruttare la vittoria alle urne per portare avanti le loro battaglie. Il
resto della partitocrazia, invece, sarebbe costretta a perseguire una politica
estera contraria al volere dei cittadini.
In caso di
successo, l’UDC inizierebbe quindi a chiedere maggiori fondi per l’esercito e
si opporrebbe a qualsiasi politica favorevole agli interessi dei palestinesi? È
possibile. Tuttavia, anche la sinistra potrebbe trarne vantaggio e fare
esattamente il discorso opposto. Se siamo neutrali non possiamo acquistare armi
totalmente legate ai vincoli tecnologici NATO e non possiamo non riconoscere lo
Stato palestinese.
Ma allora perché
il centro destra e il centro sinistra non vogliono avvalersi di questo
strumento politico? La risposta è molto semplice. Questi Partiti sostengono la
politica di sottomissione all’UE e alla NATO portata avanti dal Consiglio
federale e non vogliono che il governo sia sconfessato alle urne. Ciò che si
vuole evitare è che gli svizzeri rimettano in discussione la doppia morale di
un governo che si scandalizza per il comportamento di Putin ma che tace di
fronte al genocidio dei palestinesi, che condanna la Russia e che supporta le
guerre della NATO.
Il fatto che il
PLR e il Centro siano contrari all’iniziativa non stupisce più di tanto visto
che Cassis e Pfister dirigono i dipartimenti degli esteri e della difesa. La
contrarietà dei Socialisti e dei Verdi è invece molto più ambigua e molto più
triste. Le forze politiche che a parole si dicono contrarie alla guerra e
all’esportazione di armi sostengono l’avvicinamento della Svizzera alla NATO,
l’alleanza che negli ultimi 30 anni ha scatenato innumerevoli aggressioni
militari. La neutralità, uno strumento utile a portare avanti battaglie
importanti viene relegato al ruolo di feticcio nazionalista e ci si limita a
denunciare il modo con cui, in passato, la destra se ne servì per fare affari
col Terzo Reich o con il Sudafrica ai tempi dell’apartheid. In passato,
socialisti autorevoli si avvalsero della neutralità per pretendere un
atteggiamento meno servile verso Mussolini ma questo sembra non interessare più
a nessuno. Incanalati in un circo mediatico che vede la sinistra schierata
contro la destra nazionalista, Socialisti e Verdi preferiscono avvallare la
politica estera di Ignazio Cassis, membro dell’associazione Svizzera-Israele.
Il Partito Comunista viene accusato di tradire la sinistra per sostenere l’UDC.
Le tesi dei comunisti, che vogliono sfruttare la neutralità come strumento
politico per riorientare la politica estera svizzera e rendere il nostro paese
un ponte tra l’Occidente e il Sud globale, per quanto lungimiranti,
vengono rifiutate da quella parte di sinistra accecata dall'europeismo. L’iniziativa sulla neutralità rischia di
infrangersi contro il muro eretto dalla partitocrazia. Il popolo svizzero
troverà il coraggio di sconfessare la sua classe dirigente? I pacifisti si
augurano di sì.
Levi Morosi, membro del Partito Comunista.

