Luca Frei
La NATO vuole portare in guerra anche la Svizzera
Redazione
26.01.2024 14:38

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“I civili devono prepararsi per una guerra
totale con la Russia nei prossimi 20 anni”. Questa frase l’ha recentemente
pronunciata Rob Bauer, presidente del Comitato militare della NATO, al termine di una riunione dei capi di Stato
Maggiore dei Paesi alleati. Nella stessa occasione ha affermato che le opinioni
pubbliche dei Paesi membri della NATO devono capire che non si può più dare per
scontata la pace.
A queste dichiarazioni si aggiungono quelle
di Boris Pistorius, ministro tedesco della Difesa (appartenente alla SPD,
ovvero il Partito Socialdemocratico un tempo “pacifista”), secondo cui nei
prossimi cinque-otto anni i Paesi baltici saranno in guerra con la Russia.
Sempre Pistorius afferma anche che le Forze Armate tedesche debbano diventare
adatte alla guerra e “svegliare” la società tedesca, che deve insomma essere
pronta a sostenere i militari con “uomini e mezzi”. A completare questo
tutt’altro che roseo contesto vi sono altri due elementi: innanzitutto le
dichiarazioni del governo svedese, che ha chiesto ai propri cittadini di
prepararsi alla guerra; secondariamente l’inizio
della più grande esercitazione militare della NATO dai tempi della Guerra Fredda.
Tutto ciò lascia ben intendere la gravità dell’attuale situazione
internazionale. La NATO, che difende in primis gli interessi degli Stati Uniti
d’America, a discapito di quelli dei Paesi europei (che però si sottomettono
totalmente al volere dello Zio Sam), vuole fomentare sempre più conflitti e si
prepara, di fatto, a una terza guerra mondiale. Se tutto ciò si dovesse
realizzare, le conseguenze per noi tutti sarebbero nefaste. Questo, però, è
abbastanza ovvio, anche se molti credono ancora che si tratti di ipotesi
astratte. Ciò su cui occorre riflettere nel nostro caso è il ruolo della
Svizzera, che deve fare tutto il possibile per stare alla larga dalle guerre
della NATO.
Cosa può fare, dunque, la Confederazione? La
risposta è una: restare neutrale. Purtroppo, l’attuale Consiglio federale, una
buona parte della classe dirigente e quasi tutti i principali Partiti
istituzionali stanno abolendo la nostra neutralità e stanno persino cedendo la
nostra sovranità, portando così il nostro Paese nelle grinfie
della NATO e dell’UE (che di fatto ne è ancillare). Così facendo, mettono a
rischio la nostra sicurezza ed il nostro benessere.
Bisogna in tal senso assolutamente
interrompere l’avvicinamento del nostro esercito al Patto atlantico e tornare
ad essere un Paese realmente sovrano, perché la situazione sta diventando più
seria che mai: ogni giorno assistiamo infatti a una nuova escalation. Se un giorno la Svizzera dovesse far parte della NATO (o anche
solo esserne organicamente alleata come vorrebbero l’attuale comandante di
corpo Thomas Süssli o il nuovo segretario di stato alla sicurezza Markus Mäder)
e questa decidesse di entrare direttamente in guerra con la Russia (o anche con
altri Paesi considerati ostili dall’Occidente, come la Cina), allora anche noi
saremmo coinvolti e manderemmo a morire pure i nostri giovani per conflitti che avvantaggiano
solo Washington.
È quindi giunto il momento di comprendere
cosa realmente significa difendere la neutralità del nostro Paese. Non è
retorica, non è ideologia: significa concretamente salvare la nostra
popolazione dalla miseria ed evitare un coinvolgimento diretto del nostro
esercito di leva in operazioni militari. Chiunque operi nella direzione opposta
sarà complice dei guerrafondai, anche se si dice di sinistra. Organizzazioni
come il Partito Comunista ed il Movimento Svizzero per la Pace (che vanno
rafforzate) continueranno invece a opporsi alla svendita della nostra sovranità
e della nostra neutralità: no all’UE, no alla NATO e sì alla pace.
Luca Frei, coordinatore della Gioventù Comunista Svizzera

