Massimo Delorenzi
La memoria di Dublino
Redazione
20.10.2025 11:29

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Si
chiama Irish Emigration Museum, raccoglie le storie degli irlandesi, donne,
uomini e bambini che hanno lasciato l’Irlanda e dell’impatto che hanno avuto
nel mondo. All’esterno del museo ci sono le strazianti sculture del Famine
Memorial, in ricordo della grande carestia (1845–1849), quando la popolazione
si dimezzò e indusse molti irlandesi a lasciare il paese. Due luoghi
d’appartenenza, due omaggi alla memoria degli antenati e anche un modo per
conoscere la storia vissuta da questo straordinario popolo, per gli stranieri
che ci vivono. La storia trasformata in cultura e apprendimento. La consapevolezza
del proprio passato, Il modo migliore per accogliere e condividere le storie
con le persone che giungono in un nuovo paese.
Costruire dei luoghi per richiamare il passato
La conoscenza della storia è il
mezzo migliore per parlarsi nell’educazione interculturale. Poi è importante
per il popolo locale, per avere dei
luoghi simbolici e ricollegarsi al passato. In quest’era dove le persone sono
sospinte verso un tempo sempre più vuoto di simboli, dovrebbe essere inteso
come un obbligo quello di costruire dei luoghi per richiamare il passato, che
sanciscono l’identità di un popolo. E se ci fosse un museo permanente che
riunisse la memoria storica del nostro cantone, soprattutto prima di definirsi
tale? Invece dei soliti, spesso interessanti libri, in realtà letti da pochi?
Un grande e appassionante lavoro attenderebbe il Ticino. Se il grande lavoro
sarà svolto in modo rigoroso e senza compromessi. Anche
il nostro territorio ha subito massacri e profanazioni. Ha avuto dei nemici. È stato parte integrante del Ducato di Milano che con Firenze sono stati il
centro d’avanguardia culturale europeo, dove ogni giorno si incontravano
Leonardo Da Vinci, gli Sforza, Bramantino. La documentazione abbonda. Anche
occultare l’idea della memoria è una privazione e aprirsi al passato, significa
estendere gli orizzonti.

