Martino Marconi
La memoria degli storici
Redazione
16.02.2023 13:01

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La scorsa settimana
l’Associazione Ticinese degli Insegnanti di Storia (ATIS), attraverso un
comunicato a firma di Massimo Chiaruttini, ha espresso solidarietà al suo
presidente Maurizio Binaghi per un “attacco alla sua persona” che sarebbe stato
rivolto dalla Gioventù Comunista (GC). A mio modo di vedere tale lettura dei
fatti non ha fondamento e si riduce a un travisamento delle posizioni espresse
dalla GC.
Rimettiamo in fila i fatti: la Gioventù
Comunista (GC) ha pubblicato un comunicato stampa in cui esprimeva
“preoccupazione per il servizio del Quotidiano (RSI) andato in onda il 26
gennaio, dedicato al Giorno della memoria e con ospite Maurizio Binaghi” poiché
“il servizio propone un pericoloso parallelismo fra l’avanzata delle truppe
naziste ad Est nel corso della Seconda guerra mondiale e l’attuale conflitto in
Ucraina”. Al centro del comunicato vi erano anche altre asserzioni di Binaghi,
tra cui l’idea che dopo la fine della seconda guerra mondiale i confini in
Europa non sarebbero più stati rimessi in questione con la guerra sino
all’attuale conflitto in Ucraina, dimenticando così lo smantellamento violento
della Jugoslavia operato dai paesi della NATO. Il tutto si chiudeva così: “come
GC siamo anche preoccupati per come viene insegnata la storia nelle nostre
scuole ticinesi”, con l’invito a segnalarci episodi di intolleranza nei
confronti degli studenti dal momento che siamo a conoscenza di diverse
situazioni del genere che sono in aumento (e a dirla tutta non solo nell’ambito
delle lezioni di storia). L’ATIS però non ha preso bene questa preoccupazione, lanciando
il comunicato che ho citato in apertura.
Come si può ben vedere da
questo breve riassunto con la citazione dei passaggi fondamentali del
comunicato della GC, questa si limita ad esprimere preoccupazione, sostenendo
vi fossero inesattezze in quanto affermato da Binaghi, senza mettere in
discussione la professionalità della persona di Binaghi. Chiaruttini invece
risponde su tutt’altro piano, non va a che cosa viene detto ma al chi lo dice,
descrivendo la GC come una banda di ragazzini ideologizzati a cui non vale la
pena rispondere, dimostrando così che le preoccupazioni della GC erano fondate.
Tutto il resto del comunicato firmato da Chiaruttini è costruito su questo
modello, non entrando mai sui fatti ma lanciando la palla in tribuna facendo
appello all’indignazione del lettore che non ha letto il comunicato originale
della GC; una tecnica tutto all’opposto de “l’approccio deontologicamente e
scientificamente corretto di cui l’ATIS si è da sempre fatta promotrice” che
invece dichiara nel suo scritto
Più rilevante è invece il colpo di coda in
conclusione al comunicato, dove la GC viene assimilata ai Giovani UDC,
sostenendo che “anche la Gioventù Comunista ticinese abbia fatto propria (con
due anni e mezzo di ritardo) la campagna promossa nel 2020 dai Giovani UDC
denominata “Scuole libere”. Devo dire che quando ho letto queste parole ho
provato profondo imbarazzo ed empatia per Chiaruttini. Dal suo punto di vista
deve essere convinto di aver fatto un colpaccio e di aver costruito
un’argomentazione ineludibile. Questo, purtroppo per lui, non è vero e anzi
permette di fare ulteriore chiarezza sulla posizione della GC. Infatti: il 9
ottobre 2020 i Giovani UDC (GUDC) lanciavano la loro campagna; il 10 ottobre
2020 veniva pubblicato il comunicato della GC in risposta ai GUDC in cui veniva
esposta la nostra posizione, naturalmente diversa, che riconosceva elementi
propagandistici nell’insegnamento e l’impossibilità di un insegnamento neutro.
In quell’occasione avevamo sottolineato come la scuola promuova una visione
liberale della società e che ciò si rispecchia nei contenuti didattici. Si
pensi che nel solo corso di storia spesso non si trattano eventi fondamentali
come lo sciopero generale del 1918 (represso violentemente dal tanto
glorificato esercito svizzero, che ha sempre e solo sparato contro i lavoratori
svizzeri) o il ruolo fondamentale del colonialismo nello sviluppo del
capitalismo elvetico, per non parlare dell’omissione di scandali come la Fichenaffäre,
ovvero la schedatura di quasi un milione di cittadini svizzeri identificati
come “di sinistra” da parte della Polizia federale durante il periodo della
guerra fredda. Di esempi ve ne sarebbero numerosi altri e non solo legati
all’insegnamento della storia, come la propaganda neoliberista che viene promossa
nei corsi di economia o la forma mentis che viene inculcata agli allievi delle
scuole professionali, dove si insegna a ubbidire al padrone.
Il 19 ottobre
2020 invece, durante una trasmissione mattutina di Rete UNO, lo stesso Binaghi
ha avuto una breve polemica con me sempre sulla questione “Scuole libere”, cosa
che indubitabilmente dimostra che l’ATIS, nella persona del suo presidente, era
informata dei fatti e addirittura si esprimeva sulle posizioni politiche
espresse dai movimenti giovanili, tra cui quella della GC che oggi fingono di
ignorare. A voler pensar bene, e nonostante tutto penso ancora bene, l’unica
spiegazione è che i nostri storici hanno una memoria a brevissimo termine, e di
qui il titolo di questo articolo. Mi preoccupa, pensando che sono gli stessi
che organizzano le proiezioni per la Giornata della memoria. Ancora qualche
parola sulla questione “scuole libere”: oggi come allora, lo ripeto, siamo
coscienti che un insegnamento neutro non esiste. Quello che però noi chiediamo
è che la propaganda liberal-atlantista non venga spacciata per verità assoluta
e che, soprattutto, siano accettate le voci discordanti in classe da parte
degli allievi.
In definitiva il gioco dei
nostri storici senza memoria è chiaro quanto semplice: ripetere che loro sono i
buoni e noi i cattivi, evitando di rispondere ai nostri motivi di
preoccupazione (rafforzandoli) e dipingendoci come una stampella a sinistra
dell’UDC. Spero di aver reso chiaro con questo articolo che noi non ci stiamo:
la GC e il Partito Comunista perseguono la propria linea politica costruita
autonomamente, senza cedere a pressioni o a intimidazioni di sorta.
Martino Marconi, membro di coordinamento della Gioventù Comunista

