Davina Fitas
La Legge sulla parità dei sessi in Svizzera: un impegno concreto per l’8 marzo
Redazione
08.03.2025 15:14

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L’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna,
rappresenta un momento di riflessione sui progressi ottenuti e sulle sfide
ancora aperte in materia di uguaglianza di genere. In Svizzera, uno dei passi
più significativi verso la parità è stata l’adozione della Legge sulla parità
dei sessi (LPar) nel 1996, che ha reso giuridicamente vincolante il principio
dell’uguaglianza tra donne e uomini, sancito dall’articolo 8 della Costituzione
federale. Questa normativa mira a garantire pari opportunità nel mondo del
lavoro, vietando ogni forma di discriminazione basata sul genere.
Cosa dice la legge
La LPar stabilisce che nessuno può essere
svantaggiato a causa del proprio genere in materia di assunzione, attribuzione
dei compiti, condizioni di lavoro, retribuzione, formazione, avanzamento di
carriera e licenziamento. Inoltre, tutela in modo specifico le lavoratrici in
gravidanza e maternità e garantisce protezione contro le molestie sessuali, un
problema che colpisce ancora in modo sproporzionato le donne. Un aspetto
innovativo della legge è la procedura semplificata per le azioni civili: in
caso di presunta discriminazione, l’onere della prova ricade sul datore di
lavoro, facilitando così l’accesso alla giustizia per chi subisce trattamenti
ingiusti. Tuttavia, questa disposizione non si applica alle molestie sessuali,
un ambito in cui spesso le vittime faticano a far valere i propri diritti. Inoltre,
purtroppo, le opportunità offerte da questa legge sono ancora troppo poco note
ai professionisti del settore e alle lavoratrici e ai lavoratori.
Persiste il divario salariale
Nonostante la legge, il divario salariale tra donne
e uomini è ancora pari al 18% e dimostra che la piena uguaglianza non è stata
raggiunta. Per contrastare questa disparità, nel 2020 è stata introdotta una
revisione della LPar che impone alle aziende con almeno 100 dipendenti di
condurre un’analisi della parità salariale. Sebbene questa misura aumenti la
trasparenza, l’assenza di sanzioni per le imprese inadempienti e l’esclusione
delle piccole e medie imprese ne limitano l’impatto. Per questi e altri motivi il
3 marzo, in occasione dell’apertura della sessione primaverile del
Parlamento, una coalizione di 52 organizzazioni tra cui OCST, ha inviato una
lettera al Consiglio federale chiedendo misure più efficaci contro la
discriminazione salariale di genere, inclusa una revisione della legge sulla
parità dei sessi. A quattro anni dall’obbligo di analisi salariale per le
grandi aziende, la discriminazione persiste ed aumenta.
La strada per la parità è ancora lunga
In occasione della Giornata Internazionale della
Donna, è fondamentale sottolineare che la strada per la piena parità è ancora
lunga. Le donne continuano a essere sottorappresentate nei ruoli dirigenziali e
molte lavorano a tempo parziale per conciliare lavoro, famiglia e le diverse
altre attività, anche a causa della difficoltà di accesso a servizi di
accudimento per i figli e della mancanza di congedi parentali più lunghi. Oltre
alle questioni economiche, resta urgente combattere le discriminazioni
sistematiche e gli stereotipi di genere. L’8 marzo diventi un’occasione per
rinnovare l’impegno collettivo verso un cambiamento culturale e strutturale che
consenta di realizzare una vera uguaglianza, dentro e fuori il mondo del
lavoro.
Davina Fitas, OCST, responsabile del settore pubblico e docenti, coordinatrice
donna–lavoro

