Valentina Mühlemann
“La Giustizia ticinese merita più dignità”, ma quale?
Redazione
03.06.2024 14:10

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La dignità, forse,
non è un concetto chiaro a tutti e soprattutto non si misura in gelidi marmi e
ruvidi mattoni. È vero che
purtroppo la lingua italiana ne prevede due significati: uno è quello che noi
cittadini conosciamo benissimo, ovvero la consapevolezza del proprio valore
morale e umano; l’altro delinea un grado gerarchico elevato. Di quale
significato di dignità parlano coloro che anelano fortemente l’acquisto dello
stabile EFG?
La dignità
Per me la dignità è
un sentimento fatto di fatica e rispetto per sé stessi e per gli altri. La
dignità è chi fa due lavori per sbarcare il lunario, la dignità sono le persone
in fila agli sportelli sociali delle varie città, la dignità è chi svolge un
lavoro umile con uno stipendio misero, la dignità sono i genitori che non sanno
cosa mettere in tavola. La dignità è quella di coloro che non trovando lavoro
in Ticino, vanno a lavorare fuori cantone allontanandosi dagli affetti. La
dignità profonda sono i famigliari di chi perde la vita sul posto di lavoro, di
chi vede uscire un marito o un figlio e non lo vede tornare a casa. La dignità
di queste persone la dovreste conoscere: sono quelle che dovrebbero essere
tutelate e una spesa così grande di sicuro non aiuta. Questo è il
significato di dignità e questa è la gente che paga le imposte, bisognerebbe
avere almeno il rispetto di come si spendono i soldi delle fatiche di
cittadini. Raggiungere le più
alte cariche e la scalata gerarchica dovrebbe avere un altro modo di
definizione e comunque tutti dovrebbero ricordarsi da dove sono partiti,
nonostante la funzione che ricoprono.
Essere più credibili
La Giustizia
dovrebbe essere esempio di umiltà, di correttezza e di attenzione verso il
prossimo, ovvero noi cittadini a cui si chiedono sempre più sacrifici. Pretendere
una sede lavorativa immensamente grande, costosa e colma di superfluo non è
certo questione di dignità. Nei vari dibattiti abbiamo visto tutti la foga e la
forza con cui chi vuole questo edificio si è espresso, diciamo che in alcuni
casi a fare il paio sono stati linguaggi verbali e non verbali sgarbati e poco
televisivi. A parlare di dignità sono state persone che hanno alzato i toni,
sventolato e sbatacchiato fogli sui tavoli inveendo contro chi cercava di
spiegare che un quarto di miliardo sono veramente un sacco di soldi. Per
parlare di condizioni dignitose sarebbe auspicabile farlo in maniera educata,
quantomeno per essere più credibili. Chi decide di difendere dovrebbe farlo per
vocazione e chi giudica dovrebbe attenersi alla legge, tutto questo può essere
fatto in qualunque stabile con i requisiti necessari; i marmi ticinesi non
credo rientrino in queste prerogative. Votare no significa
riconoscere il nostro valore di cittadini, perché i tagli sul sociale che
verranno fatti ci strapperanno un altro pezzo di serenità e allora sì che
dovremo fare capo a tutta la nostra dignità per sopravvivere a una vita fatta
di lavoro e bollette sempre più difficili da pagare.
Valentina Mühlemann, già candidata con Avanti e Ticino&Lavoro

