Elio Del Biaggio
La favola svizzera dell’inflazione addomesticata
Redazione
01.05.2026 22:36

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C’è una
parola che ritorna puntuale, quasi rituale, nel dibattito pubblico svizzero:
inflazione. Ma più che una misura economica, sembra ormai diventata una
narrazione rassicurante, costruita su numeri che molti cittadini faticano a
riconoscere nella propria vita quotidiana.
Perché
mentre gli indici ufficiali raccontano di rincari contenuti, la percezione
diffusa è ben diversa. E non si tratta solo di “percezioni” o di “sensazioni”:
basta fare la spesa, pagare una fattura o aprire la cassetta della posta per
accorgersi che qualcosa non torna. Il problema, allora, non è tanto
l’inflazione in sé, quanto il modo in cui viene calcolata e comunicata
ufficialmente.
Secondo l’Ufficio federale di statistica, l’inflazione
misurata attraverso l’Indice nazionale dei prezzi al consumo (IPC) si è
attestata negli ultimi anni su livelli relativamente moderati: circa +0,6% nel 2021, +2,8% nel 2022, +2,1% nel 2023, attorno al +1,4% nel 2024 e una media di +0,2% nel 2025.
Numeri che,
letti così, raccontano una Svizzera quasi fiabesca e immune dalle fiammate
inflazionistiche vissute in tutti gli altri Paesi a noi vicini.
Eppure, per
molte famiglie, questa fotografia appare sfuocata. Il famoso “paniere” su cui
si basa l’indice federale ufficiale, pretende di rappresentare le abitudini di
spesa medie: ma quanto è davvero aderente alla realtà attuale? Quanto riflette
le priorità concrete delle economie domestiche, in un contesto in cui le uscite
obbligate - salute, alloggio, energia - pesano sempre di più? Se il termometro
è tarato male, anche la febbre sembrerà più bassa.
Qui emerge
una delle omissioni più discusse: i premi della cassa malati. Una voce che, per
molte famiglie, rappresenta una delle spese più rilevanti e in costante
crescita, ma che nel calcolo dell’inflazione viene considerata solo
indirettamente e con un peso limitato. Il risultato è evidente: una sottostima
del costo reale della vita. Si può davvero parlare di stabilità dei prezzi
quando una delle principali uscite continua a salire in maniera tanto incisiva,
anno dopo anno?
Nel
frattempo, aumentano i prezzi dei beni di consumo, spesso in modo silenzioso ma
costante. Non sempre con rincari evidenti: a volte si tratta di confezioni più
piccole allo stesso prezzo, qualità ridotta, o costi accessori che si
moltiplicano. Una forma di inflazione “strisciante” che sfugge alle statistiche
ma non al portafoglio.
Ma c’è un
altro elemento che rende questo scarto ancora più evidente: salari e pensioni. Per molti lavoratori gli stipendi
restano fermi o crescono meno dell’aumento reale delle spese, mentre per i
pensionati gli adeguamenti sono spesso limitati e tardivi. Il risultato è
semplice quanto concreto: anche con un’inflazione ufficiale “bassa”, il potere
d’acquisto diminuisce. Non servono grandi teorie economiche: basta arrivare a
fine mese.
A questo si
aggiunge il capitolo fiscale. Tra imposte dirette e indirette, tasse comunali,
cantonali e federali, la pressione complessiva tende ad aumentare, spesso sotto
forma di piccoli ritocchi difficili da contestare singolarmente ma pesanti nel
loro insieme. Balzelli, contributi, adeguamenti: chiamateli come volete, il
risultato non cambia. Il cittadino paga di più.
Il rischio,
a questo punto, è duplice. Da un lato, si erode la fiducia nelle istituzioni,
nella politica e negli strumenti ufficiali di misurazione: quando i numeri non
coincidono con l’esperienza quotidiana, la credibilità vacilla. Dall’altro, si
crea una frattura crescente tra chi elabora le politiche e chi le subisce, tra
chi legge i dati e chi fa i conti a fine mese.
Non si
tratta di negare la validità degli strumenti statistici, ma di interrogarsi
sulla loro adeguatezza. Un indice dei prezzi dovrebbe essere uno specchio
fedele della realtà, non una fotografia ritoccata. E se la realtà cambia - come
sta cambiando - anche gli strumenti devono evolvere.
Perché, altrimenti,
il rischio è quello di raccontarsi una storia comoda, mentre fuori scena la
pressione economica aumenta. E a pagare il prezzo di questa discrepanza non
sono le statistiche, ma le persone.
Elio Del Biaggio, ingegnere e consulente, comunicatore e autore sui temi di leadership, società e cambiamento

