Luca Frei
La difesa della neutralità è una priorità politica
Redazione
21.02.2023 16:31

Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
Nel
corso degli ultimi mesi mi sono espresso già diverse volte, tramite articoli
sui portali o sui giornali ticinesi, sulla questione della neutralità svizzera.
Non è dunque una novità che io e il Partito Comunista siamo schierati per una
convinta difesa della neutralità del nostro Paese, in quanto sinonimo di
sovranità e di progresso. Un’accusa che però spesso ci viene rivolta è che non
ha senso lottare per la neutralità, dato che questa non sarebbe mai realmente
esistita.
È
vero: soprattutto nel corso del secolo scorso la neutralità svizzera è stata
talvolta violata, ma ciò non giustifica oggi un suo abbandono. Si deve anzi
lottare affinché essa venga realmente rispettata e applicata. Inoltre, quello
che conta maggiormente è che a livello internazionale la neutralità Svizzera
sia sempre stata riconosciuta, il che ha permesso al nostro Paese di fungere da
mediatore in molti casi di conflitto e, quindi, di realmente promuovere la
pace. Pensiamo ad esempio al ruolo da intermediario fra gli Stati Uniti d’America
e l’Iran, ma non solo. La Svizzera ha infatti già assunto in passato il mandato
di mediatore persino per la Russia, il cui ambasciatore all’ONU ha però
recentemente affermato in un’intervista che il nostro Paese ha abbandonato la
sua storica neutralità. Ciò si traduce in una mancanza di fiducia nei nostri
confronti e non ci permette dunque più di ricoprire simili cariche.
Se
in passato quindi la nostra neutralità è stata bistrattata, lo è sempre stata
negli interessi di un’alta borghesia svendi-patria. Bisogna ricordare ad
esempio quando durante la Guerra fredda la Svizzera iniziò un progetto (che poi
fallì) per dotarsi di una propria bomba atomica, promosso in ottica
antisovietica e che sigillò la dipendenza nei confronti degli Stati Uniti
d’America in ambito tecnico-scientifico. Oggi però, la situazione è ben più
grave e ci troviamo di fronte a un vero e proprio cambiamento di paradigma, che
potrà portare unicamente conseguenze negative.
Già
nel secolo scorso, i comunisti svizzeri, ma non solo loro, si sono impegnati
per la difesa della neutralità e continuiamo dunque a farlo nel pieno rispetto
della nostra tradizione politica. Oggi, a causa delle decisioni prese dal
Consiglio federale soprattutto a partire dal febbraio 2022, il prestigio
internazionale elvetico rischia di essere perso. Ciò sarebbe negativo sia per
la prosperità del nostro Paese, sia per la promozione della pace nel mondo, che
deve restare una delle priorità attuali. Abbandonare la neutralità significa
oggi buttarsi nelle braccia della NATO, dell’UE e della guerra. Significa
quindi peggiorare ancora di più le condizioni di vita della popolazione
svizzera. Al contrario, difendere la neutralità significa garantire la nostra
sovranità e promuovere la pace, in un momento in cui sempre più partiti ed
esponenti politici (persino il Partito Socialista Svizzero con la sua proposta
di permettere la riesportazione di materiale bellico in Ucraina) ci stanno
portando verso una terza guerra mondiale.
Luca
Frei, candidato al Gran Consiglio per il Partito Comunista

