Christian Fini
La democrazia non è uno show
Redazione
17.10.2025 09:37

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Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad episodi che interrogano il nostro modo
di vivere la democrazia: contestazioni accese fuori da eventi politici,
tensioni davanti ai teatri, e – sullo sfondo – il tema delicato della libertà
d’espressione. La nostra tradizione civica si fonda sul confronto fermo ma
rispettoso. Quando però il dissenso scivola nell’intimidazione personale o
nell’ostruzione fisica della partecipazione altrui, non è più protesta: è un
attacco al diritto, ugualmente democratico, di riunirsi e di esprimersi.
A Bellinzona prima, e a Camignolo poi, in occasione di due serate con il
consigliere federale Ignazio Cassis, la protesta ha oltrepassato la linea del
confronto civile, generando tensioni. Diverse prese di posizione politiche,
provenienti da più schieramenti, hanno ribadito un principio semplice: sì al
diritto di contestare, no a minacce, insulti o violenze. Si tratta di una linea
di confine essenziale per tutelare sia chi manifesta, sia chi partecipa a un
evento pubblico. E questo vale per qualsiasi rappresentante di ogni schieramento
politico.
Fa male vedere scadere così il livello del confronto pubblico, soprattutto in
un Cantone e in un Paese che hanno costruito la propria identità sulla cultura
del dialogo. Anche una certa politica ha ormai scelto la via del clamore, del
titolo facile, dell’attacco personale. Il sensazionalismo sembra valere più di
una proposta concreta, e l’indignazione momentanea più di una visione di lungo
periodo. E questo non fa altro che alimentare certi comportamenti nella
società.
Siamo e restiamo una democrazia matura quando il dissenso non diventa
impedimento. La libertà di parola - ad esempio - anche della scuola, non si
spegne se il tema è controverso, e la libertà di riunione della politica non si
sospende perché qualcuno urla più forte. Nelle scuole e nella società bisogna
investire in educazione civica e responsabilità digitale: capire la differenza
tra critica e delegittimazione personale, tra testimonianza e gogna
social.
La libertà di manifestare finisce dove iniziano l’aggressione e il
danneggiamento. Le autorità devono intervenire con proporzionalità, ma senza
ambiguità. E gli spazi pubblici devono restare luoghi di confronto, non di persuasione
o di censura.
Il Ticino ha una tradizione di civiltà politica che non merita di essere
ridotta a sfida di decibel. Chi organizza un evento ha il dovere di offrire
contenuti e soluzioni; chi protesta ha il diritto – e il dovere – di farlo con
coraggio e rispetto. I media, da parte loro, possono scegliere ogni giorno se
alimentare la cronaca del gesto eclatante o il racconto delle idee in gioco.
La storia ce lo insegna: quando si prendono a modello le democrazie, e
non i regimi totalitari, il dialogo rimane lo strumento più forte che una
società libera possa avere. Ed è proprio lì che si misura la qualità della
nostra libertà.
Christian Fini – presidente LEA

