Giovani verdi liberali Ticino
La cura che fa concorrenza al malanno
Redazione
28.11.2025 08:55

Foto: ©Gabriele Putzu
Il presente contributo è l’opinione personale di chi lo ha redatto e non impegna la linea editoriale di Ticinonews.ch. I contributi vengono pubblicati in ordine di ricezione. La redazione si riserva la facoltà di non pubblicare un contenuto o di rimuoverlo in un secondo tempo. In particolare, non verranno pubblicati testi anonimi, incomprensibili o giudicati lesivi. I contributi sono da inviare a [email protected] con tutti i dati che permettano anche l’eventuale verifica dell’attendibilità.
“Lavora sodo e
avrai successo” questo il mantra
che, come ricorda il The Economist, ci viene insegnato sin da bambini.
La diligenza e il merito pagano, e così è stato, nei decenni passati. Ma oggi —
continua il settimanale in un articolo del 27 febbraio — “L'importanza della
ricchezza frutto di eredità sta aumentando nei paesi ricchi, e questo è un
problema”. La ricchezza aumenta si, ma essenzialmente per le fortunate persone
che hanno potuto ereditare ingenti fortune e investire. E se persino il
liberalissimo giornale dedica un’intera analisi al ritorno della
“ereditocrazia”, significa che sì: il problema esiste davvero. E che no, non
serve scomodare la sinistra rivoluzionaria per accorgersene. Senza però ridursi
a far uso di cure peggiori del male, come l’iniziativa targata Gioventù
socialista (GISO) sulla quale saremo chiamati ad esprimerci questa
Domenica in votazione popolare.
Sintetizzando,
dobbiamo confrontarci con la realtà dei fatti: è innegabile che l’accumulo
della ricchezza ereditata rappresenti un problema, ma bisogna analizzare la
situazione in un contesto globale. La corsa al ribasso in ambito di tassazione
per facoltosi contribuenti è negativa non solo per la Svizzera ma, in generale,
per ogni Stato. E’ un circolo vizioso, un gioco al quale non si può, come
piccoli Paesi (takers, costretti ad adattarsi al contesto geopolitico
internazionale e con poco impatto relativo) non prestarsi e, a lungo termine,
queste entrate rischierebbero di diventare irrisorie per ogni stato. E’ un
problema di portata globale, e necessita di grandi soluzioni concertate con
altri Paesi e correzioni puntuali a livello locale. In questo contesto, il 50%
proposto dall’iniziativa targata GISO, è semplicemente troppo alto e rischia di
avere effetti collaterali pericolosi: fuga di capitali, distruzione di imprese
e incertezza legale. Il Consiglio Federale avverte che molti ricchi potrebbero
lasciare il Paese se l’iniziativa fosse approvata, riducendo non solo la massa
ereditaria tassabile ma anche le altre entrate fiscali. È ingenuo pensare che il governo rinuncerebbe
a parte di questi introiti per finanziare le
politiche climatiche federali e cantonali. Si fa presente che se questi
facoltosi contribuenti, in seguito all’introduzione della draconiana imposta
sulla successione auspicata dalla GISO dovessero lasciare la Svizzera, non
perderemmo unicamente l’ipotetico gettito derivante da questa potenziale nuova
tassa, ma anche le ingenti entrate fiscali che attualmente già pagano.
L’introduzione di questa ipotetica nuova imposta renderebbe la Svizzera -
Ticino compreso - meno attrattiva per le persone facoltose. Con un’aliquota
troppo elevata, i contribuenti più facoltosi e le loro aziende non ci
penserebbero due volte ad andarsene. Non mancherebbero soltanto le entrate in
ambito successorio, ma perderemmo anche le imposte sul reddito, sulla sostanza,
sugli utili e sui consumi. Se l’iniziativa dovesse venire approvata, andrebbero
a mancare ingenti entrate sia per la Confederazione che per il nostro Cantone.
Verosimilmente,
questa iniziativa raccoglierà il favore di un esiguo numero di Cantoni, per poi
arenarsi contro lo scoglio della doppia maggioranza. E così uno dei temi più
sensibili del nostro tempo — l’equità della trasmissione della ricchezza —
verrà congelato per un decennio. Un’occasione sprecata, anche tenendo conto
della relativa inelasticità dimostrata da diversi studi, sull’introduzione di
imposte sulle successioni. Una proposta più moderata, al 5 o al 10 percento,
avrebbe potuto aprire un dibattito serio e avuto delle effettive chance di
successo e di portare nuova linfa al fondo per il clima. Ma molte iniziative,
nel nostro Paese, sembrano pensate più per galvanizzare una base di partito
sempre più ridotta che per riformare davvero qualcosa.
La Svizzera ha un
bisogno urgente di risorse per la transizione energetica, per una società che
invecchia e per contenere i premi di cassa malati. Una tassa che ridurrà il
gettito invece di aumentarlo, è l’opposto di ciò che realmente serve.
Noi Giovani Verdi
Liberali siamo convinti che questa iniziativa non porterebbe a nessuna
soluzione efficace e che anzi, il nostro Paese ci perderebbe. E meno entrate
per Confederazione e Cantoni sappiamo ormai come vengono compensati: tagli nel
sociale, nei servizi alla popolazione, educazione, cultura e nell’uguaglianza
di genere.
In pratica un
autogol non necessario, per un tema importante che varrebbe la pena di
affrontare con un approccio ben diverso da quanto proposto dagli iniziativisti.
Si sà - chi troppo vuole nulla stringe: è questo che auspichiamo per il
nostro Paese?
Giovani verdi liberali Ticino

