Marco Chiesa
La cicala, la formica e il miliardo di debito
Redazione
25.04.2026 09:18

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Quando i conti
migliorano, il rischio più grande è illudersi che durerà. Il consuntivo 2025
della Città di Lugano chiude con un avanzo d’esercizio superiore alla ventina
di milioni di franchi. Un risultato importante, che conferma che la strada
intrapresa è quella giusta. Va però ricordato che una parte di questo risultato
è legata a fattori straordinari e non ripetibili, mentre una dozzina di milioni
sono il frutto di una gestione oculata. Dietro il dato positivo resta una
realtà che non si può ignorare: un debito che supera il miliardo di franchi e
un risultato complessivo ancora nelle cifre rosse. In altre parole,
considerando investimenti, ammortamenti e impegni da onorare, la Città continua
a spendere più di quanto riesce a finanziare con le proprie risorse. Non è un
dettaglio per economisti: è la misura della sostenibilità nel tempo. C’è chi
ritiene che questa ragionevole prudenza sia eccessiva, quasi un’attenzione
spasmodica alla spesa pubblica. È una tesi seducente, ma pericolosa. Perché
promette oggi ciò che presenta certamente il conto domani. Confondere una fase
favorevole – sostenuta anche da entrate fiscali anticicliche – con una tendenza
strutturale è un errore tanto classico quanto fatale. I conti pubblici non si
governano sull’onda dell’entusiasmo, ma sulla base della realtà. La vecchia
favola della cicala e della formica resta attuale. Quando arrivano risorse
inattese, la cicala le consuma; la formica le consolida. Una città responsabile
non può permettersi di vivere come la cicala, soprattutto con un debito
importante e investimenti impegnativi davanti a sé che, si sa, lo faranno
aumentare. Concludere che questo approccio di buon senso freni lo sviluppo è un
capovolgimento della realtà. È esattamente il contrario. Senza conti sotto
controllo, lo sviluppo si paga con più indebitamento, più interessi e meno
margine di scelta per i cittadini. Governare il debito oggi significa difendere
la libertà di scelta domani. Basta guardare a molti Paesi europei: quando il
debito sfugge di mano, le decisioni non si prendono più liberamente, ma sotto
la pressione dei creditori, dei tassi e dell’urgenza. E a pagare non sono i
numeri, ma i cittadini. Lugano ha scelto un’altra strada: non l’austerità
ideologica, ma pragmatismo e responsabilità. Riformare dove necessario,
investire dove serve, valorizzare il patrimonio senza svenderlo. Non bloccare
lo sviluppo, ma costruirlo su basi solide. Il 2026 vedrà investimenti senza
precedenti, oltre 260 milioni, destinati a infrastrutture decisive e
democraticamente approvate. Scelte ambiziose che richiedono disciplina e una
buona dose di lungimiranza. Non esistono scorciatoie di fronte a queste sfide:
o si governa il debito, o sarà il debito a governare noi. Ogni franco chiesto
in prestito oggi è una fattura certa che prima o poi arriverà. E qualcuno dovrà
pagarla. La gestione delle finanze pubblici non è un mero esercizio contabile.
È una scelta politica: preservare la capacità di decidere anche in futuro,
senza vincoli imposti dalle circostanze. Non offriamo illusioni, ma pragmatismo,
investimenti ponderati e responsabilità. Perché la vera prosperità non si
misura in un anno positivo, ma nella capacità di restare padroni del proprio
destino — senza scaricare sulle generazioni future il conto della cicala.
Marco Chiesa, Capodicastero finanze

