Lorenzo Quadri
La campagna d'odio italiana contro la Svizzera
Redazione
07.01.2026 08:26

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La tragedia di Crans-Montana
merita rispetto per il dolore delle vittime e delle famiglie, e un'indagine
seria su cause, manchevolezze e responsabilità delle parti coinvolte. E invece
troppi giornalisti e politici del Belpaese l'hanno sfruttata per lanciarsi nel
più squallido sciacallaggio "in favore di telecamera". Nella gara a
chi la spara più grossa, i morti vengono strumentalizzati per mettersi in
mostra. Per far salire audience, lettori e followers. Per tentare di autopromuoversi
elettoralmente. Il dolore delle famiglie è calpestato senza remore. La loro
privacy demolita. Le foto dei giovani defunti sfruttate per titillare il
voyeurismo macabro. Dalla vicina Repubblica è partito
uno tsunami di odio contro la Svizzera e contro gli svizzeri. Come se tutto un Paese, tutto un
popolo potesse essere reso responsabile delle colpe dei gerenti - peraltro
nemmeno svizzeri, bensì francesi - di un esercizio pubblico, di chi al suo interno
si è comportato in modo irresponsabile, o di eventuali manchevolezze delle
autorità di un Comune (che andranno accertate). Come se la Svizzera non fosse la
nazione che, nel rogo di Capodanno, ha pagato il tributo di giovani vite di
gran lunga più pesante.
Odio che non può essere subìto in silenzio
Questo odio italiano contro la
Svizzera, oltretutto infarcito di fake news, pervade trasmissioni televisive di
ogni genere e giornali di ogni orientamento. Gronda dalle prese di posizione di
politicanti in campagna elettorale perenne. Cola dalle esternazioni di
prezzemolini in fregola di visibilità e dai post di "leoni da
tastiera" che pontificano sul nostro Paese senza saperne nulla (molti
credono che in Svizzera si parli lo "svizzero"). Questo odio antisvizzero non può
essere subìto in silenzio. Sarebbe troppo facile ricordare
ai vicini a sud il lungo elenco di disgrazie che ha funestato il loro Paese,
magari con il conclamato concorso delle autorità: ponte Morandi a Genova,
Vajont, Rigopiano, discoteca a Corinaldo sopra Ancona, funivia del Mottarone,
solo andando a memoria. Sarebbe anche interessante sapere quanti esercizi
pubblici italiani rispettano quali norme di polizia del fuoco, quanti vengono ispezionati
dalle autorità e con quale frequenza. Perché c'è chi è molto bravo a definire
le regole sulla carta, ma l'applicazione nella realtà è un'altra cosa. E
allora, prima di additare la pagliuzza nell'occhio dell'altro, sarebbe prudente
guardare la trave nel proprio. Prima di denigrare la sanità altrui,
bisognerebbe valutare la propria. Idem per il sistema giudiziario.
I numeri esistono e parlano
Ai vicini a sud - per i quali
sembrano esistere solo i defunti del proprio Paese, mentre tutti gli altri
contano zero - ricordiamo che (secondo le ultime indicazioni) i morti italiani
del Constellation sono 6, contro i 21 svizzeri; i feriti italiani 10, contro i
68 svizzeri. Morti e feriti non sono numeri, ovviamente. Ma i numeri esistono e
parlano. I vicini a sud, e in particolare
giornalisti e politici, prima di sputare contro la Svizzera sentenze dettate da
odio e invidia, dovrebbero ricordarsi delle centinaia di migliaia di loro
connazionali cui il nostro Paese dà lavoro e dignità, dei 100mila frontalieri,
degli oltre cento milioni di franchi di ristorni che solo il Ticino versa ogni
anno all'Italia; e via elencando. Appena un anno e mezzo fa, tanto per dirne
una, la Svizzera si è impegnata a versare all'Italia 20 milioni di franchi per
l'accoglienza dei migranti. Si potrebbero anche citare i miliardi di contributi
“di coesione” che Berna regala all’UE, ma poi il discorso si estenderebbe
troppo.
Non dimenticheremo gli attacchi indenni
In questa "shitstorm" antielvetica
si segnala, in negativo, l'ambasciatore d'Italia a Berna, che è uscito grottescamente
dal proprio ruolo. Costui ha pensato
"bene" di mettersi a più riprese a pontificare a mezzo stampa, per
farsi bello agli occhi dei media del suo Paese. Ha perfino favoleggiato che
"in Italia i gestori del locale sarebbero già stati arrestati", venendo
seccamente smentito dal Comitato Parenti delle vittime del Ponte Morandi: il
Comitato ha replicato che nessuno dei responsabili di quella tragedia è stato,
a tutt'oggi, incarcerato. L'ambasciatore d'Italia si occupi
di fornire assistenza alle famiglie italiane colpite dal dramma, invece di fare
l'agitatore mediatico. Un simile comportamento da parte di un diplomatico
straniero non è accettabile. Pertanto, se il Consiglio federale non prenderà
ufficialmente posizione prima (campa cavallo...), partirà l'interpellanza a
Berna. L'assalto d'odio contro la
Svizzera è un fenomeno prettamente italiano. Dalla Francia, che piange 9 morti
e 21 feriti - quindi più del Belpaese - non è arrivato nulla di simile. La "shitstorm"
tricolore, come tutte, finirà. Noi non dimenticheremo né le vittime di
Crans-Montana, né i responsabili. E nemmeno gli attacchi indegni.
Lorenzo Quadri, consigliere nazionale Lega dei Ticinesi

