Cristiano Poli Cappelli
Io ho scelto Lugano
Redazione
10.04.2024 16:44

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Quasi dieci
anni fa ho scelto Lugano come posto per vivere e per far crescere i miei figli.
Ricordo molto bene i miei primi giorni qui: ancora preoccupato visto che
provenivo da una realtà caotica, difficile e, per certi versi drammatica come
Roma.
Roma, una città di 3 milioni di abitanti, enorme, per alcuni aspetti
ingovernabile. Lugano mi appariva perfetta, una città come quelle costruite con
i Lego, in cui tutto è a suo posto, in cui gli automobilisti ti fanno cenno
cordialmente di passare sulle strisce, in cui il vicino di casa ti saluta
mentre corri, in cui i semafori di notte si illuminano di verde al tuo
passaggio, in cui tutti sorridono. Qui a Lugano ho scoperto cosa significhi
immergersi nella natura incontaminata delle valli, dei sentieri, dei boschi, ho
dormito nelle capanne, ho portato in miei figli sotto le cascate, a fare il
bagno nei laghi e nei fiumi vicino casa.. Qui a Lugano ho trovato un posto in
cui i miei due figli possono andare a scuola da soli - no, non è scontato per
nulla - fare sport, prendere un autobus senza pericoli perché la comunità
cittadina sembra fatta a misura di bambino con il suo istinto protettivo. Qui a
Lugano ho trovato umanità, amici, rispetto, internazionalità, arte ed un
multiculturalismo fatto di persone che parlano tante lingue contemporaneamente,
che collaborano, che provengono da tanti di quei Cantoni che fanno della
Svizzera qualcosa di unico al mondo.
Oggi il mio bilancio personale è sempre lo
stesso: amo questa città ancora di più. Eppure in questo periodo elettorale,
Lugano è stata messa a nudo rispetto alle tante criticità sulle quali c’è
ancora molto da fare. Penso ai tanti servizi che sono a disposizione dei
cittadini, servizi che non sempre comunicano tra loro quasi a voler mantenere
ognuno il proprio “potere” e questo non sempre favorisce le richieste
necessarie al cittadino. Parlando di ragazzi, mi capita spesso, come docente,
di intercettare i loro bisogni, le loro lamentele, sicuramente anche legate
alle individualità di ognuno, ma trovo sia importante ascoltare il loro
pensiero ed il loro bisogni. Come sostiene il recentemente scomparso
psicanalista Raymond Cahn, siamo noi adulti che dobbiamo sostenerli in un
percorso di “soggettivazione”, un processo che porta all’instaurarsi di un Io
autonomo. Lugano è una città sicura ed efficiente ma è anche una città con
tanto, forse troppo controllo: i ragazzi non sempre trovano posti dove andare,
locali dove si fa musica dal vivo, punti di incontro “liberi” in cui si possa,
nel rispetto delle regole, vivere la propria spensieratezza, con o senza wifi.
Il Covid sembra aver accentuato - oggi più che durante l’acme della pandemia -
alcuni problemi che covavano sotto la cenere di un benessere economico più o
meno generale e sembra aver aumentato il senso di diffidenza.
La politica e le
Istituzioni devono riportare l’attenzione alla comunicazione, all’estetica,
all’arte, agli strumenti della cultura, della sensibilità, del dialogo, delle
relazioni sociali sane. Lugano deve mirare ad essere una città sempre più
aperta, solare, interculturale e non una città in cui si ha paura del
cambiamento e della diversità; deve diventare una città in cui tornare ad avere
fiducia di chi è a fianco a noi, in cui l’integrazione tra i Servizi, i
politici e tra le perone è vissuta come arricchimento . Le esperienze
interculturali e le testimonianze di mondi e paesi vicini e lontani da noi
possono davvero farci sentire una città internazionale! Una Lugano sicura, sì,
ma non perché ha più polizia e più limiti, ma, al contrario, perché ancor più
tollerante, in cui i giovani e, perché no, gli adulti e gli anziani possano
esprimersi, sbagliare, sperimentare, crescere in un ambiente aperto, dinamico
e, soprattutto, colmo di umanità.
Cristiano Poli Cappelli, candidato al Consiglio comunale di Lugano per Costituzione Radicale

