Sem Genini
Iniziativa sulla biodiversità: tante le promesse quanto i limiti
Redazione
20.08.2024 06:24

Foto: ©Fiorenzo Maffi
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Leggere le
argomentazioni a favore dell’iniziativa sulla biodiversità che stanno apparendo
lascia una certa sorpresa e confusione. Appellarsi a principi generali e
astratti è una legittima parte del dibattito politico ma non può essere
l’unica, se così facendo si omette di parlare delle conseguenze pratiche.
Facendo un pessimo servizio a tutti noi cittadine e cittadini chiamati a
votare.
Una cosa va infatti
sottolineata: il più delle volte non si fa minimamente accenno al testo
dell’iniziativa, alle probabili e possibili conseguenze ed a qualsivoglia
argomentazione ad esse correlate. Leggiamo invece un inanellare di fatti e
considerazioni, alcune condivisibili: i boschi hanno un effetto protettivo?
Certo: il 45% del totale svizzero svolge questa funzione, riconosciuta,
apprezzata, protetta e rafforzata. Tutta una serie di piante, incluse alcune
delle nostre colture principali, dipende dagli insetti per essere impollinata?
Certamente: ancora una volta nessuno nega l’importanza ed i benefici di un
ambiente in salute. È la via proposta dall’iniziativa a trovarci completamente in
disaccordo.
La cura del nostro ambiente naturale è fondamentale, specialmente con i
cambiamenti climatici in atto su scala globale. L’iniziativa non può però
controllare le temperature o le condizioni meteorologiche, né l’arrivo di nuove
specie invasive. Chiede quindi di imporre limiti stringenti, mettendo una parte
importante della superficie elvetica (ben il 30%) sotto tutela, con la
possibilità di intervenire in esse solo in caso di “interessi preponderanti”
e conservandone “l’essenza […] intatta”. La conseguenza è che la
gestione e pertanto la produzione delle risorse forestali, delle energie
rinnovabili e delle superfici agricole verrebbe fortemente limitata,
compromettendo lo sviluppo di quelle regioni periferiche che basano proprio
parte del proprio sviluppo sulla preservazione e valorizzazione… dell’ambiente
naturale. Tra mille difficoltà, perché le leggi svizzere sono severe anche per
quanto riguarda la protezione ambientale.
La biodiversità ne beneficerebbe? È lecito dubitare di quanto gli iniziativisti
vogliono far credere: in Slovenia la metà delle piante, quattro quinti degli
anfibi e rettili e la metà dei mammiferi sono a rischio di estinzione. Questo
nonostante il 41% della superficie nazionale sia un’area protetta, tra cui più
del 30% sia parte della “Rete Smeraldo”.
Lo stesso vale in Germania, in Italia e nelle altre nazioni: le percentuali
delle specie a rischio di estinzione restano pressoché stabili,
indipendentemente dalla percentuale di superfici protette.
Mi si permetta una puntualizzazione, siccome preferisco essere diretto e non
fare certi giochetti. Sentire ripetere gli iniziativisti che “il 30% come
obiettivo da preservare non è menzionato da nessuna parte del testo” è fuorviante
e non corrisponde al vero. Cosa scriveva ProNatura nella risposta al documento al
messaggio del CF sull’iniziativa in questione? “Misure aggiuntive sono
necessarie affinché la Svizzera disponga di una rete di aree protette
funzionale, che rispetti le esigenze scientifiche della protezione delle specie
e degli habitat, ma anche gli impegni internazionali presi nel quadro della
Convenzione sulla diversità biologica e della Convenzione di Berna”. Il 30%
c’è e lo hanno ripetuto più volte. Fino a quando non hanno iniziato la campagna
per il voto.
Quali sarebbero le conseguenze per consumatrici e consumatori? Oltre a divieti,
burocrazia e un aumento dei costi per tutti noi, è lapalissiano che meno si
produce e più si importa o si va a comperare all’estero, da Paesi con norme
molto meno severe delle nostre. Giova ricordare che le proteste contadine a
livello europeo avvenute ad inizio anno riflettevano sì un malessere diffuso
del settore, ma erano state innescate proprio da alcune proposte di legge a
favore dell’ambiente che in Svizzera sono già realtà da decenni.
Esternalizzeremmo il nostro impatto ambientale all’estero: chiamiamo il
greenwashing con il suo nome.
Oggi le famiglie contadine svizzere dedicano pressoché il 20% delle proprie
superfici alla promozione della biodiversità, rispetto al 7% obbligatorio per
legge. Non è aumentando queste superfici almeno al 30% e diminuendo quelle
coltivate che faremmo un vero servizio alla biodiversità ed a noi stessi. Si
deve semmai puntare a migliorare qualitativamente quelle esistenti, piuttosto
che incrementarne la quantità.
Spiace quindi vedere
le associazioni dei consumatori anteporre scelte politiche all’analisi concreta,
raccomandando di votare a favore. L’iniziativa sulla biodiversità propone una
strada lastricata di divieti e limitazioni che gioverebbe solo a pochi ed
andrebbe a scapito di molti. È estrema, fuorviante e non porterà a dei vantaggi
per la biodiversità, ma sposterebbe solo la nostra impronta ecologica
all’estero. Non lasciamoci ammiccare da titoli semplicistici con conseguenze
nefaste e votiamo NO all’iniziativa sulla biodiversità!
Sem Genini,
segretario agricolo cantonale

