Partito Comunista
Iniziativa per l’integrità fisica: sì a uno Stato riequilibratore, no alle torsioni autoritarie!
Redazione
26.05.2024 13:32

Foto: ©Chiara Zocchetti
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Il prossimo 9 giugno saremo chiamati a esprimerci sull’iniziativa popolare
‘‘Per la libertà e l’integrità fisica’’, lanciata dal Movimento per la Libertà
Svizzera durante la pandemia di COVID-19. I promotori richiedono di integrare
nella Costituzione un nuovo art. 10 cpv. 2bis, per cui ‘‘gli interventi
nell’integrità fisica o psichica di una persona necessitano del suo consenso e
‘‘la persona interessata non può essere punita né subire pregiudizi sociali o
professionali per aver rifiutato di dare il suo consenso’’.
Diversamente forse dallo scopo dichiarato dagli stessi iniziativisti,
evidenziamo anzitutto che la disposizione proposta presenta anche dal profilo
formale un tenore eccessivamente ampio e indefinito. Ben lungi dal limitarsi
unicamente all’obbligo vaccinale in senso ampio, il testo dell’iniziativa si
riferisce infatti approssimativamente a qualsivoglia intervento sul corpo umano
ascrivibile allo Stato.
Alcuni esempi
All’apparenza, la riforma potrebbe interessare provvedimenti rientranti nel
campo delle immissioni (ad esempio rumori dovuti a eventi organizzati da enti
pubblici), del contatto (prelievo di campioni vari da parte delle
autorità), delle misure assistenziali (trattamento e ricovero coatto),
delle misure di polizia ( fermo e arresto), del diritto degli stranieri
(collocamento e rinvio coatto), del trattamento medico (vaccinazione obbligatoria per bambini contro vaiolo e difterite), ecc.
Non si può tuttavia ragionevolmente supporre che la nuova disposizione prevalga
in ogni ambito sulla ponderazione degli interessi prevista dall’art. 36 Cost.,
il quale permette a determinate condizioni (base legale, interesse
preponderante e proporzionalità) una restrizione dei diritti fondamentali.
Difficile delineare una previsione
In
generale, il requisito del consenso esplicitato dall’iniziativa è pertanto già
inerente al diritto alla libertà personale (art. 10 cpv. 2 Cost.), senza che
ciò comporti una deroga generale all’applicabilità dell’art. 36 Cost.
Data la chiara volontà degli iniziativisti, si dovrebbe comunque presumere che
l’iniziativa si applichi, in modo incondizionato, all’obbligo vaccinale e alla
distinzione in base allo stato vaccinale. Per gli altri interventi
nell’integrità di una persona, seppur sempre ammissibili (art. 36 Cost.),
sarebbe invece possibile attendersi un’attuazione più severa del principio di
legalità e di proporzionalità. Delineare una previsione sugli effetti di una
simile proposta, tuttavia, appare oggi un esercizio complicato e ambizioso.
Rischi e interrogativi non trascurabili
Gettate queste doverose premesse, constatiamo come l’iniziativa veicoli una
visione oltremodo individualista e antistatalista, tendente a sopraelevare la
sfera individuale rispetto a quella pubblica. Da questa prospettiva, l’enfasi
conferita alla libertà personale potrebbe oggettivamente tradursi anche in una
limitazione delle prerogative delle istituzioni pubbliche e in una sponda alla
vulgata neoliberale. Non può infatti sfuggirci che, pur con tutte le
contraddizioni, il ruolo riequilibratore dello Stato da noi auspicato non può
che esercitarsi grazie anche a una necessaria restrizione dei diritti
fondamentali. Ne consegue che, dato il suo tenore generale, l’iniziativa
presenta rischi e interrogativi non trascurabili.
Arginare l'ingerenza statale
D’altra parte, non può mancare una profonda riflessione sull’impatto che l’acuirsi
delle tensioni a livello nazionale e internazionale sta avendo sulle garanzie
liberal-democratiche nell’Occidente capitalista. In questo senso, come indicato
ad esempio dalla recente repressione sionista nelle università svizzere, dalla
fin troppo emergenziale modifica della legge COVID-19 e dal clima bellicista
che si può respirare anche in alcune testate locali, è possibile intravedere il
pericolo di una crescente torsione autoritaria della società. In questo
contesto, una maggiore ingerenza statale non può sempre essere considerata di
per sé progressiva, ma richiede al contrario di essere fermamente arginata nei
suoi eccessi.
La questione del Certificato COVID
Ora, pur con le riserve sopra esposte, l’approvazione
dell’iniziativa potrebbe anche andare in questa direzione.
Quanto all’obiettivo specifico espresso dagli iniziativisti, occorre inoltre
rilevare che, anche in caso di regime di vaccinazione obbligatoria, ad oggi non
può essere somministrato un vaccino in assenza di consenso. Sebbene da questo
profilo l’iniziativa non appaia determinante, essa permette tuttavia di
affrontare in maniera chiara una misura controversa e delicata come quella del
Certificato COVID. A proposito di questo tema, rinviamo alla precedente
risoluzione del Comitato Centrale del 18 settembre 2021 dal titolo ‘‘Il
Certificato COVID non diventi uno strumento politico che divide i
lavoratori!’’.
Alla luce del tenore particolarmente ampio dell’iniziativa, il quale, se da un
lato rischierebbe di limitare un necessario intervento pubblico nella vita
sociale del Paese, dall’altro creerebbe i presupposti per arginare una
pericolosa compressione degli spazi di agibilità democratica, il Partito
Comunista invita a un’attenta ponderazione degli argomenti esposti e accorda la
libertà di voto sull’iniziativa in oggetto: riaffermiamo insomma
l’importanza di uno Stato riequilibratore, ma contrastiamo le torsioni
autoritarie!
Partito Comunista

