Donne Liberali Radicali Ticinesi
Iniziativa antidumping: una presa in giro per le donne
Redazione
23.02.2026 11:56

Foto: ©Chiara Zocchetti
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L’iniziativa intitolata abilmente “antidumping”
dell’MPS si propone, tra le varie cose, anche quale misura per combattere la
disparità di genere. Peccato però che la lotta alla disparità di genere sia
regolata a livello federale, non cantonale, e quindi l’Ispettorato cantonale
del lavoro non dispone, e non può disporre, di alcun mezzo per intervenire,
sanzionare o correggere situazioni di discriminazione. Anche su questo punto
l’iniziativa resta solo uno slogan.
L’iniziativa antidumping afferma di voler rafforzare la
tutela della parità di genere anche attraverso un maggiore intervento
dell’Ispettorato del lavoro e grazie alla creazione di una sezione di
ispettrici. Purtroppo questa promessa non corrisponde alle reali competenze
previste dall’ordinamento svizzero. La parità di genere nella vita
professionale è regolata esclusivamente dalla Legge federale sulla parità dei
sessi (LPar), che vieta discriminazioni salariali e professionali legate al
sesso e stabilisce gli strumenti con cui è possibile far valere i propri
diritti. La LPar prevede che le violazioni in materia di parità siano
perseguibili solo tramite azioni civili davanti al giudice, su iniziativa della
persona interessata. Il giudice può ordinare la cessazione della
discriminazione, accertarla o imporre il pagamento del salario dovuto, ma
nessuna autorità amministrativa cantonale, inclusi gli Ispettorati del lavoro,
è autorizzata a sanzionare o correggere direttamente tali situazioni. Gli
Ispettorati del lavoro si occupano essenzialmente di salute, sicurezza e
rispetto della Legge sul lavoro, non di retribuzioni o discriminazioni di
genere. La normativa federale non attribuisce loro alcun potere di indagine o
intervento sulle disparità salariali, né la facoltà di imporre misure
correttive o multe. Anche la revisione del 2020 sulla parità salariale, che
obbliga le aziende con almeno 100 dipendenti a svolgere un’analisi interna, non
introduce sanzioni amministrative né conferisce nuovi poteri agli Ispettorati.
Di conseguenza, l’iniziativa, pur dichiarando di voler tutelare la parità, non
modifica il fatto che solo un tribunale può intervenire in caso di
discriminazione e che nessun organo ispettivo cantonale ha la possibilità di
correggere realmente le disparità. Questo limite strutturale rende la promessa
di rafforzare la parità poco credibile, poiché la competenza rimane saldamente
nelle mani della legislazione federale e del giudice civile, non delle autorità
amministrative cantonali.
Che l’iniziativa sia solo uno slogan, comunque piuttosto
caro, tenuto conto dei circa 160 nuovi ispettori e ispettrici al costo di 18
milioni all’anno, lo conferma pure il fatto che il sindacato OCST si è
pubblicamente schierato contro l’iniziativa. Il sindacato ha esplicitamente
rilevato che l’iniziativa non interviene sui meccanismi che permettono il
dumping, ma si limita a produrre ulteriori dati su fenomeni già noti,
appesantendo in maniera esagerata l’apparato dell’Ispettorato e non fornendo
nessuno strumento nuovo per combatterlo.
Delle buone ragioni per dire NO a questa inutile e costosa
iniziativa.
Donne Liberali Radicali Ticinesi

