Nicoletta Casanova
Iniziativa antidumping: il grande equivoco sulla parità di genere
Redazione
04.03.2026 13:38

Foto: ©Gabriele Putzu
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L’iniziativa «antidumping» dell’MPS viene venduta per una
grande battaglia per la parità di genere, ma in realtà è poco più che
un’operazione di marketing politico. Il punto centrale è semplice: il Cantone
non ha alcuna competenza per intervenire e sanzionare o correggere la disparità
salariale o professionale tra uomini e donne. Questo ambito è regolato dalla
Legge federale sulla parità (LPar), che affida esclusivamente ai tribunali
civili la facoltà di intervenire. Non esistono – e non possono esistere –
poteri ispettivi cantonali per sanzionare le discriminazioni.
Ma l’iniziativa pretende di «rafforzare la parità» creando
una nuova struttura nell’Ispettorato del lavoro, addirittura una sezione di
ispettrici. Sarebbe una scatola vuota: non avrebbe alcuna competenza reale e,
ahinoi donne, non potrebbe correggere o punire nulla. È un’illusione costruita
ad arte per far credere che si possa ottenere di più semplicemente ampliando un
ufficio pubblico, ignorando del tutto i limiti della legge federale.
Ciò che invece sarebbe molto reale è il conto: 160 nuovi
ispettori e ispettrici per un costo di 18 milioni l’anno, senza che cambi una
virgola nelle possibilità di contrastare le discriminazioni o il dumping
salariale. Una burocrazia mastodontica, che dovremmo pagare tutte e tutti noi,
che non risolve i problemi ma li maschera dietro montagne di rapporti e
procedure.
Non sorprende che anche l’OCST, uno dei principali
sindacati del Cantone, abbia preso posizione contro questa iniziativa. L’OCST
ha denunciato chiaramente che il testo non interviene sui meccanismi che
causano il dumping, non introduce strumenti nuovi e non offre soluzioni concrete:
si limita ad aumentare il peso dell’apparato amministrativo producendo dati già
noti e duplicando competenze.
La realtà è che l’iniziativa non tutela la parità, non
combatte il dumping, non dà nuovi diritti ai lavoratori e non risolve alcuna
stortura del mercato del lavoro. È una riforma finta, costruita su un’idea
sbagliata: che si possano cambiare le leggi federali creando uffici cantonali.
Non funziona così, e chi promuove l’iniziativa lo sa benissimo.
Questa proposta è quindi un semplice slogan, ingannevole
nei contenuti e irresponsabile nei costi. Per tutte queste ragioni, dire NO non
è solo una scelta razionale: è un atto di responsabilità nei confronti dei
contribuenti, delle donne e degli uomini che lavorano, e della credibilità
delle istituzioni. E parlo da donna e imprenditrice.
Nicoletta Casanova, Presidente AITI

